Nel marzo 2023, il Consiglio dell’UE ha approvato il regolamento che impone alle auto nuove una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico entro il 2035. L’approvazione era stata bloccata per settimane dalla Germania, che aveva ottenuto un’esenzione per i veicoli che funzionano esclusivamente a e-fuels, carburanti sintetici prodotti da idrogeno rinnovabile e CO₂ catturata dall’aria. Alla firma, il ministro dei Trasporti tedesco Volker Wissing dichiarò: “La strada è libera: l’Europa rimane tecnologicamente neutrale”. Nel dicembre 2025, nel quadro dell’Action Plan italo-tedesco, i ministri di Italia e Germania chiedevano che auto ibride plug-in e motori a combustione alimentati da carburanti a basse emissioni potessero essere venduti dopo il 2035. L’argomento era lo stesso.
“Tecnologicamente neutro” è un principio regolatorio con un significato preciso. Indica che la norma stabilisce un obiettivo di output: un livello di emissioni, una soglia di efficienza, uno standard di sicurezza. Non prescrive quale tecnologia usare per raggiungerlo. È un principio legittimo: evita che il legislatore scelga i vincitori tecnologici e lascia spazio all’innovazione. Un limite di emissioni allo scarico è tecnologicamente neutro perché non prescrive l’auto elettrica: prescrive zero grammi di CO₂. Se qualcuno producesse un motore a combustione con zero emissioni, rientrerebbe nell’obiettivo.
Qui sta l’ambiguità. Quando il principio passa dal linguaggio regolatorio al dibattito pubblico, assume un significato diverso. Dire che “l’Europa rimane tecnologicamente neutrale” non descrive la struttura della norma: suggerisce che la scelta tra auto elettrica e auto a e-fuels sia equivalente, come se fossero opzioni comparabili disponibili sul mercato. Nel 2023, il principale impianto di e-fuels al mondo, il Porsche Haru Oni in Cile, aveva una capacità produttiva di circa 130.000 litri all’anno. Le stime di costo per gli e-fuels alla produzione variavano tra 2 e 8 euro per litro equivalente, a seconda della tecnologia e della scala. L’efficienza energetica di un’auto elettrica è tre-cinque volte superiore a quella di un’auto a e-fuels prodotti con la stessa elettricità rinnovabile: ogni chilowattora da fonte rinnovabile percorre una distanza cinque volte maggiore in un BEV rispetto a quanto percorrerebbe dopo la catena di produzione degli e-fuels. Il principio di neutralità tecnologica descrive la norma. Non descrive il mercato.
Un’analogia aiuta. Un regolamento edilizio che stabilisce un target di efficienza termica è tecnologicamente neutro: puoi usare lana di roccia, aerogel o fibra di canapa. La neutralità dice che la norma non prescrive il materiale. Non dice che i tre materiali costino lo stesso, siano disponibili alla stessa scala o abbiano lo stesso impatto strutturale. “Tecnologicamente neutro” descrive come è scritto il regolamento, non le condizioni del mercato.
L’Italia ha un ruolo specifico in questa storia. Con Germania, Polonia e altri, aveva formato la minoranza bloccante che nel 2023 costrinse la Commissione al compromesso sugli e-fuels. La domanda italiana originale, rimasta non accolta, includeva anche i biocarburanti. Nel 2025, con la pressione competitiva cinese sull’auto elettrica e il rallentamento delle vendite BEV in Europa, il governo italiano ha continuato a usare la neutralità tecnologica come argomento per mantenere aperto il perimetro dei motori a combustione. Nel dicembre 2025, la Commissione ha proposto di abbassare il target 2035 dal 100% al 90% di riduzione, con il 10% residuo coperto da acciaio a basse emissioni, e-fuels o biocarburanti.
Esiste un argomento legittimo in difesa del principio. La storia della regolazione industriale include casi in cui il legislatore ha prescritto una tecnologia specifica e ha rallentato l’innovazione. Un obiettivo basato sulle emissioni è strutturalmente più robusto di uno basato sulla tecnologia, perché rimane valido anche in presenza di soluzioni inattese. Il problema documentato non è il principio in sé, ma il suo trasferimento retorico dal linguaggio regolatorio al dibattito pubblico per suggerire un’equivalenza di mercato che non esiste.
Questa rubrica esplora le parole del clima il cui significato tecnico diverge dalla percezione comune. “Tecnologicamente neutro” aggiunge un meccanismo nuovo: un principio regolatorio con una funzione tecnica precisa (non prescrivere i mezzi, solo gli obiettivi) viene usato nel dibattito pubblico come se descrivesse la condizione del mercato (tutte le tecnologie sono disponibili e comparabili). La neutralità della norma e la neutralità del mercato sono due cose diverse.
La prossima volta che leggete “tecnologicamente neutro” in un comunicato di governo o in un documento industriale, la domanda è una: neutro secondo la norma, dove la tecnologia non è prescritta, o neutro secondo il mercato, dove le opzioni sono disponibili alla stessa scala e allo stesso costo? Le due risposte portano a conclusioni diverse.
