Il bacino del Po entra ufficialmente nella fase di severità idrica “alta”. È una decisione che fotografa una situazione ormai ben oltre l’allarme preventivo: in vaste aree della Pianura Padana la disponibilità d’acqua non basta più a garantire condizioni di normalità e le prime conseguenze ricadono già sull’approvvigionamento potabile. Secondo quanto comunicato dall’Autorità di bacino distrettuale del Po (AdbPo), sono oltre cento i comuni tra Piemonte e Lombardia che registrano criticità, tanto che in diversi casi l’acqua arriva già attraverso autobotti e autocisterne per mantenere operativi gli acquedotti.
La crisi si allarga
La decisione è stata assunta all’unanimità dall’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, che riunisce ministeri, Regioni, istituti di ricerca, gestori del servizio idrico e associazioni di categoria. Nei prossimi giorni l’Autorità trasmetterà al Dipartimento nazionale della Protezione civile una relazione sul quadro della disponibilità idrica e sulle principali criticità, con particolare attenzione alle forniture destinate ai cittadini.
Nel frattempo molti comuni hanno già emanato ordinanze per limitare gli sprechi e contenere i consumi. Misure che, però, rappresentano solo una risposta emergenziale a un problema strutturale.
I temporali non bastano
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’ultima riunione dell’Osservatorio riguarda proprio l’effetto delle precipitazioni delle scorse settimane. Piogge localmente intense non hanno modificato il quadro complessivo.
“La situazione è peggiorata, non illudiamoci che i temporali estivi possano essere la soluzione a problemi radicali. Rispetto a dieci giorni fa, nonostante le precipitazioni, abbiamo infatti meno acqua nei laghi, meno acqua nei fiumi con un fabbisogno irriguo ancora significativo per diverse colture a cominciare dal riso”, ha spiegato il segretario generale dell’AdbPo, Alessandro Delpiano.
Le proiezioni modellistiche, aggiunge l’Autorità di bacino, non indicano miglioramenti significativi nelle prossime settimane. Al contrario, la riduzione delle portate del Po e dei suoi affluenti potrebbe favorire una nuova avanzata del cuneo salino nel Delta, fino a interessare anche la centrale di potabilizzazione di Ponte Molo, nel Rodigino.
Un bacino in sofferenza
Il deterioramento interessa l’intero distretto padano, pur con intensità diverse. In Piemonte continua a preoccupare il comparto risicolo, mentre aumentano le difficoltà dei prati stabili. In Lombardia la disponibilità di risorse idriche risulta fortemente ridotta, con il sistema del Ticino ormai in condizioni particolarmente critiche. Anche il Veneto registra un netto peggioramento, mentre in Emilia-Romagna calano rapidamente le riserve di alcuni invasi, sebbene altre infrastrutture garantiscano ancora margini di sicurezza.
Anche i grandi laghi regolati mostrano un progressivo svuotamento, con perdite di volume nell’ultima settimana che confermano una tendenza ormai consolidata. Sul Po, intanto, le portate restano inferiori ai valori storici in diversi tratti del corso principale.
L’immagine più evidente dell’emergenza è quella delle autobotti che diventano parte della gestione ordinaria del servizio idrico. Un segnale che racconta come la siccità abbia ormai superato i confini dell’emergenza agricola per trasformarsi in una questione che riguarda direttamente la sicurezza dell’acqua destinata alle comunità. E quando un territorio ricco d’acqua come il bacino del Po deve ricorrere a misure straordinarie per garantire un bene essenziale, significa che il problema non può più essere considerato episodico, ma strutturale.
