Fino al 2006 non risultava un solo avvistamento di megattere. Nel 2007 sette balenottere. Nel 2024 oltre 150, e non da sole: insieme a loro, migliaia di balenottere minori e comuni, in quella che i ricercatori descrivono come una “frenesia alimentare” stagionale. La costa orientale della Groenlandia, per secoli resa difficilmente accessibile ai grandi cetacei dal ghiaccio marino che d’estate si accumulava lungo la costa, è diventata progressivamente più accessibile.
La ricerca, pubblicata su Frontiers in Marine Science e guidata da Mads Peter Heide-Jørgensen dell’Istituto groenlandese per le risorse naturali ha messo insieme tre decenni di dati: rilevamenti aerei sistematici condotti nel 2015 e nel 2024, osservazioni dalle navi delle North Atlantic Sighting Surveys risalenti al 1987, tracciati satellitari di 15 esemplari marcati tra il 2019 e il 2025 e testimonianze dei cacciatori Inuit raccolte tra il 2023 e il 2025. Ne è uscito un modello matematico che incrocia temperatura superficiale del mare, salinità e concentrazione del ghiaccio, per spiegare un cambiamento definito dagli autori un “regime shift” ecologico.
Il numero che riassume tutto è circa 16 mila: le tre specie di balenottere stimate nelle acque della Groenlandia orientale nell’estate 2024. Le stime riportate nello studio sono di circa 6 mila balenottere comuni, 6.000-6.400 balenottere minori e circa 4 mila megattere.
Il caldo sposta il pasto delle balene
Qui lo studio smentisce la lettura più semplice, quella del cetaceo che insegue l’acqua più calda. Il meccanismo è a catena, e passa da un anello intermedio: il capelin, piccolo pesce pelagico che predilige acque fredde ed è una preda importante per le balenottere. Dalla fine degli anni Novanta il capelin ha progressivamente aumentato la propria presenza sulla piattaforma della Groenlandia orientale e i dati acustici indicano, dopo il 2003, uno spostamento delle aree di alimentazione dalle acque a nord dell’Islanda verso la Groenlandia. Il cambiamento potrebbe essere stato favorito dal riscaldamento e dalle modifiche delle correnti nel tratto tra Islanda e Groenlandia.
Le balene hanno trovato così una nuova area di alimentazione. Il mare a est della Groenlandia ha registrato un aumento della temperatura superficiale di circa 1 grado, con un cambiamento particolarmente evidente tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila. Nello stesso periodo il regime del ghiaccio marino estivo è cambiato nettamente, riducendo il pack ice lungo la costa e rendendo più accessibili le acque costiere ai grandi cetacei.
Un dettaglio che vale la pena notare: in quell’area non esiste una pesca commerciale del capelin, quindi per ora la concorrenza tra flotte umane e balene resta un problema teorico. Non è detto che duri.
Chi vince e chi perde nello stesso mare
La novità non significa che prima quelle acque fossero semplicemente prive di vita. Il pack ice costiero ne limitava fortemente l’accessibilità alle balenottere, mentre specie artiche come narvali e beluga erano già adattate a quell’ambiente. Ora che il ghiaccio estivo si riduce, le balenottere possono sfruttare più facilmente le stesse acque e si trovano a condividere l’habitat con le specie artiche, che in alcuni casi possono essere penalizzate dal cambiamento.
È questo uno degli aspetti più interessanti del fenomeno: si tratta di un rimescolamento degli equilibri ecologici. Le balenottere, specie più opportuniste, sembrano beneficiare dell’apertura di nuove aree di alimentazione; per specie artiche come narvali e beluga, invece, la perdita del loro habitat può rappresentare un problema.
Lo stesso studio invita comunque alla cautela: non è chiaro se l’aumento osservato rifletta una crescita reale delle popolazioni di balenottere o piuttosto una redistribuzione di animali già presenti altrove. Gli autori considerano infatti probabile che l’attuale abbondanza rifletta anche uno spostamento e un’espansione delle popolazioni nord-atlantiche, eventualmente con un afflusso dalla Groenlandia occidentale.
Un indicatore
Le balene che arrivano dove prima erano rare non sono necessariamente una buona notizia in senso stretto: sono un termometro. Segnalano che il capelin sta cambiando distribuzione, che il ghiaccio marino arretra e che una catena alimentare intera si sta riorganizzando su scala regionale. Lo studio invita a leggere questi numeri come l’effetto visibile di un processo che, sotto la superficie, riguarda pesci, plancton, correnti e temperature ben prima delle balenottere che finiscono nelle fotografie.
