Nel giugno 2019, 91 firmatari inviarono una petizione ai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato italiani contestando “l’allarmismo climatico” e chiedendo di ridimensionare le politiche di riduzione delle emissioni. Come documentato da Climalteranti.it, la stragrande maggioranza dei firmatari non aveva competenze specifiche in scienza del clima. La petizione non contestava alcun dato specifico dell’IPCC nel merito: contestava l’intensità con cui la comunità scientifica comunicava i propri risultati. Nello stesso periodo, il Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC stava finalizzando le analisi che avrebbero classificato come “inequivocabile” l’influenza umana sul sistema climatico: un termine che nel lessico IPCC non ha probabilità associata, perché indica un fatto direttamente osservabile al di là della scala probabilistica. Nel discorso pubblico, “scetticismo” e “dubbio” descrivono posizioni molto diverse. Nel caso della petizione, descrivevano la stessa cosa.
L’IPCC utilizza due scale distinte per comunicare l’incertezza scientifica. La prima è una scala di confidenza (da molto bassa a molto alta), calibrata sulla qualità e la quantità delle evidenze disponibili e sull’accordo tra i ricercatori. La seconda è una scala di probabilità, con diverse gradazioni che vanno da “virtualmente certo” (99-100%) a “eccezionalmente improbabile” (0-1%). Queste scale sono applicate a trovate specifiche: la sensibilità del clima al raddoppio della CO₂, il contributo dello scioglimento delle calotte all’innalzamento del mare, la frequenza futura degli eventi estremi. La conclusione che l’influenza umana sul sistema climatico sia “inequivocabile”, contenuta nel Summary for Policymakers dell’AR6 WGI, è al di fuori della scala probabilistica: descrive un fatto direttamente osservabile dai dati, non una proiezione.
Lo scetticismo scientifico ha un significato preciso: è la posizione che richiede evidenza verificabile prima di accettare un’affermazione, che applica il principio di falsificabilità e rivede le conclusioni alla luce di nuovi dati. Uno scienziato che contesta una stima specifica della sensibilità climatica citando un metodo di misura alternativo sta esercitando scetticismo scientifico. Chi nega l’influenza umana sul clima in contrasto con evidenza convergente da decenni di osservazioni e migliaia di studi sta assumendo una posizione diversa. Il problema documentato è che nel discorso pubblico le due posizioni vengono indicate con le stesse parole, producendo due effetti contemporanei: chi contesta stime specifiche con argomentazioni metodologiche viene accostato alla negazione sistematica; chi nega sistematicamente può rivendicare la rispettabilità epistemica dello “scetticismo scientifico”.
Un medico che chiede un secondo parere prima di prescrivere una chemioterapia sta esercitando prudenza clinica. Un paziente che rifiuta qualsiasi diagnosi di carcinoma dopo quattro biopsie positive sta assumendo una posizione diversa. Chiamarle entrambe “mettere in dubbio la diagnosi” le colloca nella stessa categoria, ma richiedono risposte cliniche opposte.
L’IPCC ha formalizzato le sue scale di incertezza proprio per rendere questa distinzione operativa nella comunicazione scientifica. Un’affermazione classificata come “virtualmente certa” (99-100%) non è nella stessa posizione epistemica di un’affermazione con “confidenza media” su un parametro specifico. Il discorso pubblico raramente usa questa distinzione. Usa invece un binario: chi contesta una politica climatica diventa “negazionista”, chi la sostiene diventa “allarmista”, a prescindere da quale trovata specifica stia discutendo e con quale grado di certezza l’IPCC l’abbia classificata. La scala dell’IPCC esiste per impedire questa compressione: non tutte le incertezze climatiche sono equivalenti, e non tutte le contestazioni sono dello stesso tipo.
Il doppio effetto del binario è sistematico nel dibattito italiano degli ultimi anni. Da un lato, chi esprime riserve su scenari specifici, su metodologie di proiezione o su efficacia di singole misure viene talvolta accostato, nella comunicazione pubblica, a chi nega i fatti di base del cambiamento climatico. Dall’altro, chi vuole rimandare o limitare politiche climatiche può presentarsi come espressione di “dubbio scientifico” su trovate che l’IPCC classifica con confidenza alta o molto alta. La petizione del 2019 è un caso documentato del secondo meccanismo. La difficoltà di distinguerlo dal primo, in assenza di un riferimento alla scala di confidenza specifica, è parte del meccanismo stesso.
Va riconosciuto che la distinzione tra negazione sistematica e scetticismo metodologico non è sempre netta. Esistono posizioni intermedie, domande scientificamente aperte, aree dove il consenso è in formazione. Lo scetticismo metodologico è epistemicamente necessario: senza di esso, la scienza non si corregge. La storia del clima lo dimostra: alcune stime iniziali di sensibilità climatica sono state riviste, alcuni scenari riformulati, alcuni metodi di misura sostituiti da altri più accurati. Il problema documentato non è che il dubbio sia sbagliato: è che “dubbio”, “scetticismo” e “negazionismo” vengono usati come sinonimi nel discorso pubblico, rendendo difficile distinguere tra la contestazione di un parametro specifico, dove il dibattito scientifico è legittimo, e la negazione di trovate consolidate, dove la controversia è politica.
Questa rubrica esplora le parole del clima il cui significato tecnico diverge dalla percezione comune. “Scetticismo”, “negazionismo” e “dubbio” aggiungono un meccanismo nuovo: non un termine tecnico che perde precisione, ma uno spettro continuo di posizioni epistemiche che nel discorso pubblico viene compresso in una dicotomia, producendo simultaneamente due effetti opposti sulle posizioni che si trovano ai due estremi.
La prossima volta che leggete “scetticismo scientifico” o “negazionismo” in un articolo o in una dichiarazione politica, la domanda da farsi è una: quale trovata specifica viene contestata, e con quale grado di confidenza l’IPCC l’aveva classificata? Se la trovata ha confidenza alta o molto alta e la contestazione non cita un metodo alternativo specifico, la parola “scetticismo” non sta descrivendo una posizione epistemica.
