Nel riscaldamento domestico italiano la biomassa legnosa è ancora ovunque. L’ultimo rapporto statistico di Aiel (l’Associazione Italiana Energie Agroforestali, che rappresenta la filiera “legno-energia”, dai produttori e distributori di biocombustibili legnosi ai produttori di apparecchi) fotografa un parco grande la bellezza di 8,88 milioni di generatori, in larghissima parte installati nelle abitazioni e quasi tutti sotto i 35 kW.
È un mondo fatto soprattutto di camini, stufe e cucine che scaldano singole stanze, più che di caldaie centralizzate. E soprattutto è ancora legato alla legna: i generatori alimentati a ciocchi sono il 71,5% del totale, quelli a pellet il 28%. Il cippato, tipico degli impianti più grandi, resta marginale per numero.
La persistenza dell’obsoleto
Dentro questi numeri la tecnologia racconta due storie. La prima è la persistenza dell’obsoleto: i camini aperti sono ancora il 27,5% dell’installato, un residuo ad alto impatto che sopravvive nelle case italiane. La seconda è l’avanzata del pellet nel lungo periodo: tra il 2014 e il 2024 le stufe a pellet sono cresciute del 75,6%, gli inserti del 96%, le caldaie domestiche del 51,6%. Così, in dieci anni, la quota degli apparecchi a legna è scesa dall’84,2% al 71,5%, mentre il pellet è salito dal 15,6% al 28,1%. Ma il 2024 introduce una deviazione: le vendite di pellet scendono al 33% del mercato annuale, la legna risale al 62,6%. Una reazione ai prezzi anomali del pellet nel biennio 2022-2023 che hanno pesato sulle scelte delle famiglie.
I consumi seguono lo stesso spartito. Nel 2024 in Italia sono stati bruciati 13,46 milioni di tonnellate di biocombustibili legnosi. La legna resta dominante con 9,63 milioni di tonnellate, il pellet si attesta a 2,88 milioni, il cippato poco sotto il milione. In dieci anni la legna arretra del 10%, il pellet cresce di oltre il 70%. È un ribilanciamento lento, frenato da abitudini, prezzi, disponibilità locali dei combustibili.
Il nodo è la qualità ambientale
Il nodo vero, però, è la qualità ambientale del parco. Dal 2018 i nuovi generatori sono classificati da 2 a 5 stelle. Nel 2024, secondo Aiel, quasi otto apparecchi su dieci sono a 2 stelle o non classificabili. Appena il 12% rientra nelle classi 4 e 5. Il riflesso si vede nelle emissioni: circa 60 mila tonnellate di PM10 attribuibili nel 2024 al riscaldamento a biomassa, con i 2 stelle che producono il 91,2% del totale. Le tecnologie 4 e 5 stelle, pur essendo un’aliquota minoritaria, contano per appena il 4% delle emissioni.
Nonostante tutto, però, tra il 2017 e il 2024 le emissioni di PM10 sono calate del 21%. Il motivo è semplice: quando si sostituiscono apparecchi vecchi con modelli moderni ed efficienti, l’aria migliora. A politiche costanti, le proiezioni al 2030 indicano un’ulteriore riduzione del 18%, fino a 49 Gg di PM10, in linea con gli scenari più ambiziosi dell’Ispra sul PM2.5. È una previsione definita ottimistica, perché il ritmo del turnover dipende da prezzi, incentivi, regole, percezione dei cittadini.
Due strade
Il rapporto mette a confronto due strade. La prima irrigidisce i limiti emissivi per i nuovi impianti e, insieme, riduce le vendite del 20% rispetto allo scenario base: l’effetto sul 2030 resta simile, 49 Gg di PM10. La seconda punta tutto sulla sostituzione accelerata: vendite in aumento del 30% e prodotti 5 stelle. Qui il PM10 scenderebbe a 48 Gg, pari a un taglio del 20% rispetto al 2024. Ma anche in questo caso, a fine decade, i generatori fino a 3 stelle costituirebbero ancora la grande maggioranza del parco e delle emissioni. Segno che la transizione, per incidere, deve durare e allargarsi.
Accanto alle case, c’è un tassello territoriale che Aiel spinge a valorizzare: piccoli impianti di comunità a biomassa nei Comuni non metanizzati. L’idea è trattare la biomassa come complemento all’elettrificazione, una soluzione locale per il calore rinnovabile dove la rete elettrica non arriva o arriva male e i fossili non sono una risposta. Un approccio che, se ben progettato e controllato, può servire a decarbonizzare il calore laddove pompe di calore e reti non sono ancora competitive o disponibili.
