Un blocco stradale all’alba, quindici fusti di pesticidi usati come barricate e oltre quaranta arresti, tra cui quello della direttrice dei programmi di Greenpeace UK, Amy Cameron. Il 20 maggio, la giornata mondiale delle api si è trasformata in un braccio di ferro logistico e comunicativo a Huddersfield, nel West Yorkshire, dove i manifestanti dell’Ong ambientalista hanno sigillato l’accesso alla sede centrale di Syngenta, multinazionale della chimica agraria di proprietà cinese.
La polizia locale è intervenuta per monitorare una situazione che ha imposto la chiusura temporanea della vicina arteria stradale A62. Davanti ai cancelli, la rotonda d’accesso è stata ridipinta con una freccia indirizzata agli uffici del gruppo, accompagnata dal messaggio: “Syngenta avvelena la natura“.
Un cucchiaino da tredici milioni di api
L’iniziativa accende i riflettori sui dati dell’ultimo rapporto dell’ong, secondo cui una quantità minima, l’equivalente di un cucchiaino, del pesticida Hallmark contiene un principio attivo sufficiente a uccidere tredici milioni di api. Un dato che per gli ambientalisti rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza alimentare, dato che il 75% delle colture mondiali è legato all’attività degli impollinatori.
“Gli arresti di oggi rappresentano una reazione eccessiva da parte della polizia”, ha dichiarato al Guardian Will McCallum, co-direttore esecutivo di Greenpeace UK, contestando la gestione della piazza. “Dobbiamo ridurre drasticamente l’uso di prodotti chimici sui nostri terreni e nei nostri corsi d’acqua, e gli agricoltori hanno bisogno di finanziamenti per poterlo fare”. Secondo la tesi dell’organizzazione, la transizione ecologica delle campagne non può avvenire senza coperture economiche pubbliche che tutelino chi lavora la terra.
Il fattore mercato
Dal canto suo, Syngenta si è espressa senza contestare il diritto alla protesta ma difendendo l’utilità dei propri formulati. In una nota ufficiale, i portavoce del gruppo hanno ribadito che “i prodotti fitosanitari svolgono un ruolo chiave nella sicurezza alimentare globale”, si legge sul quotidiano inglese.
La posizione dell’azienda si fonda sulla gestione del rischio agricolo: senza sistemi di protezione su larga scala, parassiti, infestanti e patologie vegetali rischierebbero di decimare i raccolti, provocando una contrazione delle forniture e un conseguente aumento dei prezzi al consumo. Lo scontro nello Yorkshire evidenzia così la complessità del dibattito contemporaneo: l’esigenza di salvaguardare gli equilibri biologici del territorio da un lato, la necessità di garantire stabilità quantitativa alle catene alimentari dall’altro.
La petizione
A rafforzare la mobilitazione, Greenpeace ha lanciato anche una petizione pubblica contro quella che definisce la “deregolamentazione” europea dei pesticidi. Nel testo della campagna, l’organizzazione accusa i governi europei di voler favorire grandi gruppi dell’agrochimica come Bayer e Syngenta attraverso il nuovo “Pacchetto Omnibus”, una proposta normativa che secondo gli ambientalisti rischia di ridurre i controlli periodici sui fitofarmaci e di prolungarne le autorizzazioni sul mercato.
La petizione insiste soprattutto sul tema dell’esposizione cronica ai residui chimici presenti negli alimenti. Greenpeace sostiene che il problema non riguardi soltanto la tossicità delle singole sostanze, ma l’effetto combinato di più pesticidi contemporaneamente presenti nel cibo, il cosiddetto “multiresiduo”. Nel mirino dell’associazione finiscono prodotti come glifosato, neonicotinoidi, fungicidi e insetticidi, accusati di avere effetti dannosi sia sugli impollinatori sia, potenzialmente, sulla salute umana nel lungo periodo.
