Il 22 maggio si celebra la Giornata internazionale della biodiversità. Una ricorrenza che, quest’anno, arriva in un momento delicato per l’agricoltura europea: il Parlamento dell’UE è chiamato a esprimersi, il 27 giugno, sul Regolamento relativo alle Nuove Tecniche Genomiche. La posta in gioco, secondo Demeter Italia, il marchio dell’agricoltura biodinamica, è altissima: si tratta di decidere se i prodotti ottenuti con queste tecniche dovranno essere tracciati ed etichettati oppure no. Da Roma, Enrico Amico, presidente dell’associazione, non ha dubbi su quale sia la risposta giusta.
Una data non casuale
Scegliere la Giornata della biodiversità per rilanciarela campagna Blacked-out Ingredients è stata una scelta precisa. “La biodiversità non si celebra: si tutela e si coltiva“, dice Amico. “E noi di Demeter lo facciamo ogni giorno, nelle aziende certificate, con le varietà antiche, con i semi autoprodotti, con la cura di quegli ecosistemi agricoli che un’agricoltura sempre più uniforme e industriale ha eroso negli ultimi decenni”.
La campagna, promossa dalla Biodynamic Federation Demeter International insieme a 52 associazioni del biologico e del biodinamico, punta su un obiettivo preciso: l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti ottenuti con Nuove Tecniche Genomiche. In pochi mesi ha raccolto oltre 500.000 firme in 18 Paesi UE e ha prodotto quasi 190.000 lettere recapitate agli europarlamentari da parte di cittadini. Il suo simbolo visivo, un’etichetta con gli ingredienti completamente oscurati da righe nere, dice in modo immediato ciò che accadrebbe senza trasparenza: i consumatori sarebbero al buio, non avrebbero le informazioni necessarie a scegliere cosa portare in tavola.
Cosa prevede il Regolamento europeo
Il 21 aprile 2026 il Consiglio europeo ha approvato il nuovo Regolamento sulle NGT con il voto favorevole di 18 Stati membri, tra cui l’Italia. Il testo esenta le NGT di Categoria 1 (il 94% del totale) dagli obblighi oggi in vigore di valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Il criterio usato per la classificazione è formale: meno di 20 sequenze di DNA modificate. Secondo Amico, e secondo numerosi esperti, questo approccio è insufficiente. “Anche una singola modifica puntuale in una regione regolatoria del DNA può produrre effetti a cascata rilevanti. Non si può ridurre la complessità biologica a un conteggio di sequenze”.
La domanda che Demeter rivolge ai sostenitori delle NGT è diretta: “Se queste tecniche sono davvero così promettenti e sicure come si sostiene, perché i prodotti che ne derivano non dovrebbero essere tracciati e dichiarati in etichetta?”. Amico aggiunge: “Non stiamo chiedendo di bloccare la ricerca. Stiamo chiedendo trasparenza. Il diritto di sapere cosa si mangia è un diritto fondamentale”.
Il rischio per il biologico e il biodinamico
Le conseguenze pratiche di una deregulation senza etichettatura non riguarderebbero solo i consumatori. Riguarderebbero le filiere del biologico e del biodinamico, che potrebbero trovarsi contaminate da organismi NGT indistinguibili dagli altri. “La sopravvivenza stessa dell’agricoltura biologica e biodinamica è in gioco”, avverte Amico. “Perché senza tracciabilità non si può garantire la purezza delle produzioni certificate. E senza quella garanzia, il lavoro di decenni di agricoltori che hanno scelto di tutelare il suolo e la biodiversità rischia di perdere senso”.
L’Italia, in questo settore, ha molto da perdere. Il Paese custodisce oltre 5.000 varietà autoctone di piante coltivate, un patrimonio che nessun laboratorio può ricreare. Favorire la diffusione di poche varietà altamente ottimizzate e brevettate significa, secondo Demeter, erodere quella diversità che è alla base della resilienza degli ecosistemi e della sicurezza alimentare.
La scienza non è tutta dalla stessa parte
A supportare questa lettura c’è chi viene direttamente dal mondo della ricerca. Salvatore Ceccarelli, già ordinario di Genetica Agraria, sostiene che “la scienza ecologica dimostra che a una maggiore diversità corrisponde una maggiore produttività e una maggiore resilienza”. Una posizione che contraddice direttamente chi presenta le NGT come risposta obbligata al cambiamento climatico. “La vera risposta alle sfide climatiche non sta nell’uniformità biotecnologica”, dice Ceccarelli, “ma nella valorizzazione della diversità agricola: varietà locali, selezione partecipativa, agroecologia”.
I numeri sulla perdita di biodiversità già avvenuta sono il contesto in cui si inserisce questo dibattito. Nel ventesimo secolo il 75% delle varietà vegetali alimentari è andato perduto. Delle oltre 7.000 varietà di mele un tempo coltivate negli Stati Uniti, quasi il 96% non esiste più. In Italia circa due terzi della frutta antica, a livello varietale, sono scomparsi. È il risultato di scelte agricole e normative che hanno premiato l’uniformità sulla diversità.
Il 27 giugno, la parola al Parlamento
Il voto del Parlamento europeo del 27 giugno è l’ultima finestra utile per modificare il Regolamento e introdurre l’obbligo di etichettatura. “I cittadini possono ancora fare la differenza”, dice Amico. “Le 500.000 firme raccolte dimostrano che c’è una domanda reale di trasparenza. Chiediamo agli europarlamentari di ascoltarla”.
Per Demeter Italia, questa giornata è anche l’occasione per ricordare cosa significa concretamente difendere la biodiversità: non una dichiarazione d’intenti, ma un lavoro quotidiano fatto di semi conservati, varietà antiche coltivate, suoli curati. Un lavoro che, senza le giuste tutele normative, rischia di diventare sempre più difficile da portare avanti.
