Nel gennaio scorso alcuni pini sono crollati nell’area dei Fori Imperiali. Non era la prima volta: già nell’estate del 2023 un esemplare era caduto a piazza Venezia, causando danni e spavento. Ma quella serie di schianti invernali ha fatto scattare un allarme diverso, più strutturato. Non si trattava più di episodi isolati da gestire caso per caso: era il segnale che l’intera alberatura della capitale richiedeva un ripensamento profondo.
I pini domestici – il pinus pinea, quello dalla chioma a ombrello che domina i viali dell’Appia Antica e i profili dei grandi parchi – rappresentano uno dei simboli visivi della capitale. Sono alberi longevi e fragili, esposti agli agenti atmosferici, ai parassiti e a un cambiamento climatico che con le sue estati torride e i suoi temporali improvvisi mette sempre più a dura prova il verde urbano.
Il piano: un protocollo collettivo per 51 mila alberi
La risposta del Campidoglio non si è fatta attendere. Dopo i crolli, l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi ha aperto un tavolo tecnico con Roma Capitale, la Sovrintendenza capitolina, la Soprintendenza statale, l’Ordine degli Agronomi, il Collegio degli Agrotecnici, quello dei Periti agrari, l’Orto Botanico, le università e il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura). L’obiettivo era definire un metodo rigoroso per valutare lo stato di salute degli alberi e intervenire in modo coordinato.
Il metodo ha già dato i suoi primi risultati nell’area più centrale della città: su 82 pini esaminati con prove di trazione, analisi strumentali e verifiche sugli apparati radicali, 52 sono stati considerati recuperabili attraverso cure mirate, mentre 30 sono stati abbattuti perché giudicati ad alto rischio. Per questi ultimi è prevista la sostituzione con nuovi esemplari della stessa specie. Ora la giunta capitolina si prepara ad approvare una memoria che estende quel protocollo all’intera città.
I numeri in gioco sono imponenti. Secondo il censimento del Crea, contenuto nel masterplan delle alberature stradali, Roma conta circa 51.500 esemplari di pinus pinea, di cui oltre 14.200 lungo le strade. Una presenza capillare che caratterizza interi quadranti della città: da corso Trieste alla Cristoforo Colombo, dall’Appia Antica a Villa Pamphilj.
Cinque anni per rinnovare il verde di Roma
L’assessora Alfonsi ha illustrato la portata dell’intervento: “Abbiamo applicato un modello di lavoro che ha funzionato, dal quale è risultato un protocollo che può essere uno strumento utile da replicare per i pini e, in generale, per le alberature cittadine in funzione del loro progressivo rinnovamento”. Il riferimento è a un piano quinquennale in fase di redazione, che riguarderà non solo i pini ma l’intero patrimonio arboreo stradale e non stradale della capitale.
Sul fronte delle risorse, il Comune ha aumentato in modo significativo gli investimenti: si è passati dai 6,7 milioni di euro stanziati dalle precedenti amministrazioni agli attuali 30 milioni l’anno destinati al verde urbano, ai quali si aggiungono altri 10 milioni specificamente dedicati a nuove piantumazioni e sostituzioni di alberature stradali. Una discontinuità che, almeno sulla carta, offre strumenti concreti per affrontare una crisi che si annunciava da tempo.
Il clima cambia, gli alberi soffrono
Dietro la fragilità degli alberi urbani c’è anche una variabile sempre difficile da ignorare: la crisi climatica. Le estati romane si sono fatte più lunghe e più calde, con periodi di siccità che stressano gli apparati radicali. Gli acquazzoni intensi, per contro, saturano rapidamente i suoli compatti della città, rendendo gli alberi più vulnerabili agli schianti. È una pressione doppia, che agisce sia sulla struttura biologica degli esemplari sia sulle fondamenta fisiche del terreno urbano.
Il piano quinquennale prende atto di questa realtà e include il monitoraggio climatico tra i fattori di rischio da considerare nella valutazione di ogni singolo esemplare. Non si tratta più solo di potare o abbattere: si tratta di costruire un patrimonio arboreo resiliente, capace di sopravvivere in una città che cambia.
