La corsa all’intelligenza artificiale ha trovato un nuovo paletto regolatorio: i sindaci. Mentre governi e aziende si contendono investimenti miliardari nei data center, quaranta città hanno deciso di fissare condizioni non negoziabili su energia, acqua e impatti sul territorio.
È il senso del Global Urban Data Centres Pact, lanciato il 23 giugno durante la London Climate Action Week e promosso dalla rete internazionale C40 Cities. L’accordo nasce da una constatazione ormai difficile da ignorare: le infrastrutture che alimentano l’economia digitale stanno assumendo una dimensione urbana e ambientale sempre più rilevante.
Il documento definisce i data center “la spina dorsale del mondo digitale”, ma sottolinea anche che, senza una pianificazione adeguata e standard chiari, possono esercitare una pressione significativa sui consumi elettrici e idrici delle città, sulle temperature urbane, sulla qualità dell’aria e sui costi dell’energia.
La nuova geografia dell’AI passa dalle città
La crescita dell’intelligenza artificiale sta accelerando la costruzione di strutture sempre più grandi, i cosiddetti hyperscaler, progettati per gestire enormi quantità di dati e potenza di calcolo.
A Melbourne il sindaco Nicholas Reece ha spiegato che circa cinquanta grandi data center sono già operativi e che il loro peso sulla domanda elettrica potrebbe raggiungere il 10% entro il 2030 e il 20% entro il 2040. “I data center rappresentano il più grande impatto sulla rete energetica dai tempi dell’introduzione dell’aria condizionata negli anni Cinquanta”, ha dichiarato.
Anche Phoenix sta affrontando una crescita rapida: nella città e nell’area circostante sono presenti 225 strutture tra operative e pianificate, con progetti che potrebbero raddoppiare la domanda di elettricità.
Il problema, secondo i sindaci, non riguarda la presenza dei data center in sé, ma il modo in cui vengono progettati e integrati nei territori. Il rischio è che la competizione per attrarre investimenti porti le amministrazioni ad accettare infrastrutture ad alta intensità di risorse senza adeguate garanzie ambientali.
Energia, acqua e territorio: le condizioni del Patto
Il Patto individua quattro direttrici per governare la crescita del settore: integrazione nella pianificazione urbana, sostenibilità nell’utilizzo delle risorse, equa distribuzione dei costi infrastrutturali e maggiore responsabilità verso le comunità locali.
Tra gli impegni indicati c’è il superamento della dipendenza dai combustibili fossili per alimentare i data center, attraverso nuova capacità da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. Il documento chiede inoltre standard elevati sul consumo idrico, evitando il ricorso a risorse non rinnovabili come l’acqua potabile quando possibile, e invita a recuperare il calore prodotto dagli impianti per utilizzi a beneficio delle comunità.
Un altro punto centrale riguarda il territorio: le città chiedono che i nuovi impianti siano collocati in modo coerente con gli strumenti urbanistici, privilegiando aree dismesse o già urbanizzate e riducendo gli impatti sui quartieri residenziali.
La questione del consenso pubblico
La partita riguarda anche il rapporto tra grandi infrastrutture tecnologiche e cittadini.Nel documento, i promotori insistono sulla necessità di rendere pubblici dati misurabili su sostenibilità e impatti sanitari, coinvolgere le comunità locali nei processi decisionali e garantire ricadute economiche reali attraverso forniture locali e nuovi posti di lavoro qualificati.
Il tema è destinato a crescere. Secondo le stime citate nel dibattito internazionale, i data center rappresentano già una quota significativa delle emissioni globali e la loro domanda di elettricità cresce più rapidamente dei consumi energetici complessivi.
La sfida ora è capire se l’espansione dell’infrastruttura digitale seguirà un modello capace di rispettare i limiti ambientali delle città oppure se sarà la crescita tecnologica a imporre le proprie condizioni ai territori.
Il Patto dei sindaci prova a spostare il baricentro della discussione: non solo quanta capacità di calcolo costruire, ma dove, con quali risorse e a quali condizioni.
