16 Ottobre 2026
/ 16.10.2026

“Erbacce” per noi, risorsa preziosa per api e farfalle

Otto anni di rilevazioni del programma britannico UK Pollinator Monitoring Scheme mostrano quali piante attirano più insetti. L’edera è prima con 22 visite ogni dieci minuti

Le piante che molti giardinieri estirpano perché considerate infestanti sono tra le più frequentate dagli insetti impollinatori. A dimostrarlo è il programma britannico UK Pollinator Monitoring Scheme, che dal 2017 raccoglie osservazioni sul campo grazie alla collaborazione tra ricercatori e cittadini volontari. I risultati, riportati dal Guardian, mostrano quanto le fioriture di alcune specie spontanee siano importanti per api, farfalle e altri insetti.

La classifica vede al primo posto l’edera comune, con una media di 22 visite di insetti volanti ogni dieci minuti di osservazione. Segue la panace, con 20 visite, mentre buddleia, rovi, centauree e cardi registrano una media di 14. Sono piante che spesso vengono tagliate o rimosse per ragioni estetiche, ma che possono offrire agli impollinatori una fonte preziosa di nutrimento.

L’edera fiorisce quando il cibo scarseggia

Il valore dell’edera (Hedera helix) dipende anche dal periodo della sua fioritura. In autunno, quando molte altre piante hanno già terminato il proprio ciclo, i suoi fiori continuano a fornire nettare e polline. Per gli insetti, queste risorse sono importanti in una fase dell’anno in cui le fonti alimentari disponibili diminuiscono.

Jo Milborrow, responsabile del monitoraggio delle farfalle per Butterfly Conservation, ha spiegato al quotidiano inglese che l’edera viene già raccomandata per il suo valore ecologico: contribuisce alla riproduzione della farfalla azzurra dell’agrifoglio e fornisce nettare a specie come la vanessa atalanta e la farfalla comma. È inoltre una pianta autoctona, diffusa e relativamente facile da coltivare.

Anche la buddleia, originaria dell’Asia, compare tra le specie più frequentate: secondo l’articolo, attira farfalle e falene quattro volte più di altri fiori molto apprezzati. La sua utilità per gli insetti va comunque valutata considerando il contesto locale, perché può diffondersi al di fuori delle aree coltivate.

Il declino dei sirfidi

Le rilevazioni sugli impollinatori restituiscono anche un quadro preoccupante. Secondo l’indagine condotta dal Centre for Ecology & Hydrology del Regno Unito (UKCEH) e dal Joint Nature Conservation Committee (JNCC), negli otto anni considerati i sirfidi, mosche spesso confuse con le api per i colori simili, ma svolgono un ruolo importante nell’impollinazione, sono diminuiti di circa un terzo in Gran Bretagna. Il calo riguarda sia l’abbondanza degli esemplari sia il numero complessivo di specie registrate.

Il calo registrato convive con segnali più positivi per altri gruppi: nello stesso studio sono aumentate le api solitarie e quelle da miele, oltre ai coleotteri e ad altre mosche.

Gran parte delle osservazioni proviene da giardini e ambienti frequentati dalle persone. Questi spazi possono rappresentare un rifugio per alcuni impollinatori, ma i dati non dimostrano che siano sufficienti a compensare le perdite negli altri habitat.

Dieci minuti per contare gli insetti

Il programma UK Pollinator Monitoring Scheme si basa anche su rilevazioni accessibili ai cittadini. I volontari osservano una porzione di fiori per dieci minuti e registrano gli insetti che vi si posano. Ripetute nel tempo, queste osservazioni permettono di confrontare le visite alle diverse piante e seguire le variazioni delle popolazioni.

I risultati offrono un’indicazione utile anche per la gestione del verde urbano e domestico: conservare alcune fioriture spontanee, ridurre gli sfalci durante la fioritura e garantire la presenza di fiori in stagioni diverse può aumentare le risorse disponibili per gli impollinatori.

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