Il caro energia continua a pesare sui bilanci delle famiglie italiane. Negli ultimi dodici mesi, sette persone su dieci hanno visto ridursi significativamente il proprio potere d’acquisto a causa dell’aumento dei prezzi di luce, gas e carburanti. Per il 24% il peggioramento è stato drastico. E c’è chi, per far quadrare i conti, ha rinunciato a spese essenziali o rinviato il pagamento delle bollette.
A fotografare la situazione è l’ottava Indagine sul clima della Banca europea per gli investimenti (BEI), pubblicata il 5 novembre e realizzata con Ipsos BVA su 23 mila cittadini europei, di cui mille italiani.
Cosa tagliano gli italiani
Le conseguenze si misurano nelle scelte quotidiane. Il 40% degli intervistati dichiara di aver ridotto le spese per alimentazione o salute, mentre il 34% ha abbassato il riscaldamento domestico. Ancora più significativo il dato sulle difficoltà economiche: il 22% ha contratto debiti, chiesto sostegno finanziario o ritardato il pagamento di una bolletta, contro il 16% della media europea.
Anche gli spostamenti sono diventati una voce su cui risparmiare. Il 63% ha modificato l’utilizzo dell’automobile: il 32% ha limitato gli spostamenti indispensabili, un altro 32% ha rinunciato a viaggi e visite a parenti o amici. Soltanto il 13% ha scelto alternative come mezzi pubblici, bicicletta o condivisione dell’auto.
Sono risposte individuali a un problema che gli intervistati considerano sempre più strutturale. E spiegano perché il costo dell’energia sia diventato centrale anche nel dibattito sulla transizione ecologica.
La transizione energetica
L’81% degli italiani considera urgente accelerare la transizione energetica, sei punti sopra la media europea. Ma rispetto al 2022 è cambiata la gerarchia delle priorità. Quattro anni fa prevaleva la necessità di contrastare il riscaldamento globale. Oggi l’88% indica tra i benefici attesi la riduzione delle importazioni di petrolio e gas, mentre l’84% punta su prezzi più bassi o stabili. La stessa percentuale riconosce il contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici.
“Per gli italiani la transizione non si riduce all’azione climatica: significa anche garantire l’indipendenza energetica dell’Europa e rendere l’energia economicamente accessibile”, osserva Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della BEI.
La preoccupazione riguarda anche il futuro: l’83% teme che rallentare la transizione possa provocare un aumento duraturo dei prezzi energetici e del costo della vita.
Pompe di calore e fotovoltaico
L’indagine registra anche una forte disponibilità verso nuove tecnologie. Il 60% degli italiani dichiara di aver già installato una pompa di calore oppure di volerlo fare entro tre anni, contro una media europea del 41%. Il dato comprende quindi sia gli impianti esistenti sia le intenzioni future, senza distinguere quanti abbiano già effettuato l’investimento.
Le pompe di calore utilizzano energia elettrica per trasferire calore e possono sostituire i tradizionali sistemi di riscaldamento alimentati da combustibili fossili. Quanto alle fonti energetiche, il solare raccoglie il 62% delle preferenze, dieci punti sopra la media europea, seguito dall’eolico al 34%.
Gli italiani chiedono però anche un intervento comune dell’Europa: il 68% preferisce finanziare la transizione attraverso risorse condivise tra gli Stati membri, anziché affidarsi ai singoli bilanci nazionali.
Resta aperta la questione economica. L’indagine misura una forte disponibilità a cambiare tecnologie e consumi, ma documenta contemporaneamente le difficoltà di molte famiglie nel sostenere le spese quotidiane. Un divario che rende decisivi il costo iniziale degli interventi, l’accesso ai finanziamenti e la possibilità di ottenere risparmi effettivi sulle bollette.
