1 Luglio 2026
/ 1.07.2026

Il clima? No è la caccia la priorità del governo

Distratto sulla difesa climatica, generoso sugli incentivi ai fossili, il governo Meloni concentra gli sforzi nel far passare una riforma che regala spazio ai cacciatori

Finalmente un po’ di chiarezza. C’è chi, leggendo i numeri documentati da Nazioni Unite e climatologi, si era allarmato per il fatto che le periodiche e sempre più frequenti ondate di caldo estremo costano ormai agli europei migliaia di morti e pesanti danni economici. Ma poi sono arrivate le parole chiarificatrici della seconda autorità dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ci ha invitato a non preoccuparci perché se arriva un clima caraibico “vuol dire che ci abitueremo”. Dunque non preoccupiamoci se il governo evita di produrre un piano clima efficiente e operativo, sevara misure di finanziamento a favore dell’uso di combustibili fossili, se frena la transizione ecologica: “basta adattarsi”.

Sgombrato il campo dai falsi allarmi, il governo Meloni ha poi fatto emergere una priorità dell’esecutivo, una riforma da realizzare imponendo al Parlamento ritmi di emergenza. La caccia. Non la caccia alle inefficienze, agli sperperi, agli errori energetici che hanno fatto impennare le bollette. No, la caccia agli animali che ci regalano il primato di biodiversità in Europa. E come sostenerla? Con una legge che offre la possibilità di sparare sulla neve, in luoghi che fino ad oggi sono tutelati, in periodi venatori che si allungano, con i pareri della comunità scientifica ridotti ad arredo, permettendo l’uso di animali vivi come esche e di visori notturni per non dare tregua ai braccati.

Il disegno di legge 1552, che le opposizioni chiamano “Sparatutto“, è la forzatura di un equilibrio già oggi molto fragile. Tanto che l’Unione Europea, dopo aver condannato in passato l’Italia per la violazione delle direttive che regolano la caccia, ha lanciato ora un inusuale alert per ricordare che monitora una situazione carica di potenziali conflitti con la direttiva Habitat e con la direttiva Uccelli: con il nuovo testo le Regioni potrebbero autorizzare attivitàvenatorie durante i periodi di migrazione e riproduzione.

Ma la cosa veramente sorprendente non è la spinta muscolare a forzare il sistema legislativo, perché questo in fondo sta nel Dna del governo Meloni. La cosa sorprendente è il senso antipopolare di questa misura. Da decenni non c’è un sondaggio a conforto di Doppietta Selvaggia. Tutte le misurazioni degli umori degli italiani in materia indicano una crescente disaffezione per l’abitudine di usare il piombo per aprire una relazione con gli animali. Abitudini maturate in tempi in cui la caccia aiutava la sussistenza di molte famiglie, per la maggior parte degli italiani assomigliano ormai a riti tribali che hanno un’attualità simile a quella del cannibalismo.

E, mentre il campo largo delle opposizioni trova nella battaglia contro la deregulation venatoria un elemento unificante, la destra si divide. Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati, si è opposta ricordando che una legge del genere fa tornare d’attualità il referendum per vietare la caccia. Contrarie anche la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Noi Moderati, e Rita Dalla Chiesa, deputata di Forza Italia.

L’unico fronte che guarda con compatto favore alla deregulation venatoria è la lobby delle armi che trarrebbe un indubbio beneficio dall’aumento della capacità di fuoco in Italia. Basterà a far quadrare i conti del governo in vista delle elezioni?

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