Per qualche ora, il 26 giugno, nell’aula del Consiglio comunale di Palazzo Marino si è discusso del futuro di Milano da un punto di vista inedito, quello degli animali che la abitano. Rondoni, volpi, nutrie, pappagalli, insetti e piccoli mammiferi hanno preso simbolicamente la parola grazie agli studenti del Laboratorio di Progettazione urbanistica del Politecnico di Milano, protagonisti della prima seduta del Parlamento delle Specie Viventi, iniziativa realizzata con il Piccolo Teatro e il Comune.
L’idea nasce come esercizio teatrale, ma intercetta una questione sempre più importante: progettare una città significa inevitabilmente progettare anche gli ecosistemi che la attraversano.
Quando cambia il punto di vista
Così, il destino dello stadio di San Siro diventa una questione che riguarda anche i rondoni, che vi trovano uno dei principali siti di nidificazione. Le volpi chiedono corridoi ecologici al posto di nuovi parcheggi. Le nutrie guardano con favore alla riapertura dei Navigli, mentre altri piccoli mammiferi mettono in guardia dal rischio di nuove barriere che frammentano gli habitat urbani.
Tra gli interventi, uno colpisce più degli altri. “Quando dite “riaprire i Navigli”, noi dobbiamo capire: volete ricreare un ecosistema oppure una cartolina?”, domanda la rappresentante della gallinella d’acqua. È una boutade, ma centra un tema che riguarda molte trasformazioni urbane: quanto spazio c’è davvero per la natura nei grandi progetti di rigenerazione?
La biodiversità non è un dettaglio
Milano ospita centinaia di specie selvatiche che condividono con noi edifici, parchi, corsi d’acqua e spazi verdi. Eppure, quando si pianifica una nuova infrastruttura o si ridisegna un quartiere, la loro presenza rimane spesso invisibile.
“L’opportunità di creare un luogo in cui dare voce alle creature, spesso invisibili, che coabitano con noi a Milano può contribuire a orientare in modo più consapevole le grandi scelte che riguardano il futuro delle nostre città”, osserva Stefano Boeri, responsabile del Laboratorio che ha promosso il progetto.
Naturalmente nessuno immagina un Parlamento in cui gli animali siedano davvero tra i banchi. Il significato dell’iniziativa è un altro: ricordare che ogni decisione urbanistica produce effetti su un ecosistema e che la biodiversità non può essere considerata un elemento accessorio da inserire a progetto concluso.
Le città chiamate a fronteggiare crisi climatica, consumo di suolo e perdita di habitat dovranno imparare a ragionare anche da questa prospettiva. Il Parlamento delle Specie Viventi ci invita a un cambio di prospettiva, perché una città che funziona per gli animali funziona meglio anche per le persone.
