Il Mediterraneo si scalda più in fretta di quasi ogni altro mare sul Pianeta. Circa +0,4 °C ogni dieci anni, con proiezioni che al 2100 potrebbero toccare i +3,5 °C rispetto alla media del trentennio 1961-1990. Per la tartaruga comune Caretta caretta questo non è solo un dato meteorologico: è una questione di sopravvivenza.
In Italia i segnali sembrano contraddittori. Da un lato, il numero dei nidi è cresciuto in modo straordinario: circa 443 nel 2023, saliti a 601 nel 2024, fino a superare quota 700 nel 2025 – il valore più alto mai documentato nel Paese. Dall’altro, dietro questi numeri si nasconde una dinamica preoccupante legata proprio al surriscaldamento.
La Caretta caretta è una specie a determinazione sessuale dipendente dalla temperatura: le uova incubate in ambienti più caldi producono femmine, quelle in ambienti più freschi producono maschi. Con le spiagge che si riscaldano, il rischio concreto è uno squilibrio demografico tra i sessi, con conseguenze imprevedibili per la tenuta delle popolazioni nel lungo periodo.
Nuove spiagge, nuove minacce
L’espansione dei nidi verso nord e ovest – oggi presenti anche lungo le coste tirreniche centrali e in Liguria, oltre che nelle regioni storicamente interessate come Sicilia, Calabria, Campania e Puglia – è letta dagli esperti come il risultato del riscaldamento costiero, che rende idonee alla deposizione aree prima troppo fredde. Alcune femmine stanno colonizzando spiagge nuove, ampliando l’areale riproduttivo della specie nel Mediterraneo occidentale.
Ma queste nuove aree di nidificazione si trovano spesso sotto forte pressione turistica e antropica. Due minacce in particolare mettono a rischio la riproduzione della specie.
La prima è la pulizia meccanica delle spiagge. Le ruspe utilizzate per livellare e ripulire i litorali possono distruggere in pochi minuti habitat dunali formati in decenni. I nidi di Caretta caretta, deposti a pochi decimetri sotto la sabbia, sono invisibili a occhio nudo: una sola passata del mezzo può schiacciare le uova, alterarne le condizioni di incubazione o annientare completamente il nido.
La seconda minaccia è l’inquinamento luminoso. Le tartarughe si sono evolute in ambienti costieri bui e dipendono dalla luce naturale per orientarsi. Le luci artificiali possono scoraggiare le femmine dal deporre le uova o indurle ad abbandonare la spiaggia. I piccoli appena nati, invece di dirigersi verso il mare seguendo il riflesso lunare sull’acqua, vengono attirati verso l’entroterra, dove rischiano di morire per disidratazione, investimenti o predazione. Legambiente ha recentemente pubblicato linee guida specifiche per le amministrazioni comunali e i gestori dei lidi balneari per ridurre questo impatto.
Il 16 giugno ad Acciaroli: una scultura per le tartarughe
In occasione della Giornata mondiale delle tartarughe marine del 16 giugno, Legambiente organizza un evento sulla Spiaggia Grande di Acciaroli, nel Comune di Pollica (SA), dove alle 16:30 verrà inaugurata una grande scultura realizzata dagli artisti spagnoli Arenas Posibles. L’evento, primo appuntamento del TartaBeach Tour 2026, prevede laboratori creativi e attività didattiche rivolte a bambini, famiglie e cittadini.
Il TartaBeach Tour percorrerà diverse regioni italiane. La seconda tappa è prevista sull’Isola d’Elba. Ogni nido conta, ogni schiusa è una piccola vittoria. Ma la partita vera si gioca su scala più ampia: nella politica climatica, nella gestione del litorale, nella scelta di quale futuro costruire per il Mediterraneo.
