I dati, elaborati a partire dalle informazioni fornite da 130 Procure della Repubblica – sia ordinarie che minorili – restituiscono un quadro che va letto con attenzione, senza cedere a facili ottimismi. A livello nazionale si registra un tasso di 13,20 procedimenti e di 9,07 indagati ogni 100 mila abitanti. Rispetto all’anno precedente i procedimenti sono diminuiti del 4,62%, mentre il numero degli indagati è salito dell’8,55%. Due dati apparentemente contraddittori, che però raccontano qualcosa di preciso: meno denunce non significa meno reati.
Lo sottolinea con chiarezza Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV: sarebbe sbagliato interpretare il calo delle denunce come una riduzione automatica dei casi di maltrattamento. La flessione rilevata non corrisponde a una effettiva diminuzione dei crimini, ma indica piuttosto che meno fatti vengono accertati e denunciati.
Il reato più contestato resta il maltrattamento di animali, previsto dall’articolo 544ter del codice penale, che rappresenta il 38,34% del totale dei procedimenti. Rispetto al 2024 si registra un aumento del 9,58%, un dato che da solo basterebbe a ridimensionare qualsiasi narrazione rassicurante.
Combattimenti tra animali: criminalità comune e organizzata
I combattimenti tra animali continuano a coinvolgere sia soggetti legati alla criminalità comune sia, in alcuni casi, esponenti della criminalità organizzata. Tra i protagonisti ci sono allevatori abusivi, trafficanti di cani da combattimento e appassionati delle cosiddette razze da lotta.
Dal 1998 al 2025 sono stati sequestrati circa 1.373 cani e 120 galli da combattimento, 570 le persone denunciate e 17 quelle arrestate. I reati correlati spaziano dallo spaccio di stupefacenti all’associazione per delinquere, dal furto di energia elettrica alla ricettazione degli animali.
Corse clandestine: il controllo mafioso del territorio
Le corse clandestine di cavalli rappresentano un capitolo a parte. Non si tratta solo di un giro d’affari illecito legato alle scommesse, ma di una vera e propria forma di controllo mafioso del territorio: le strade pubbliche vengono occupate e sbarrate, uomini e mezzi vengono mobilitati in modo sistematico. Nel 2025 sono stati registrati 21 interventi delle forze dell’ordine, 6 corse clandestine denunciate, 29 persone denunciate, 51 cavalli e 2 pony sequestrati. Dal 1998 a oggi le persone denunciate per questo tipo di illeciti sono 4.353, con 1.481 cavalli sequestrati e 171 corse bloccate.
Il traffico di cuccioli: un’industria redditizia e spietata
Il commercio illegale di cani e gatti continua a essere un’attività estremamente redditizia. Gli animali vengono allevati in condizioni incompatibili con il loro benessere, trasportati per migliaia di chilometri spesso senza garanzie sanitarie, con rischi che ricadono anche sulla salute pubblica. Nel 2025 sono stati sequestrati almeno 120 cani importati illegalmente, 14 le persone denunciate di cui 7 arrestate.
Dal 2010 – anno di entrata in vigore della legge contro la tratta dei cuccioli – al 2025, il bilancio è di 7.681 cani e 93 gatti sequestrati, per un valore complessivo di circa 6 milioni e 144 mila euro, e 471 persone denunciate. Le nazionalità degli indagati confermano la dimensione internazionale del fenomeno.
Fauna selvatica: i traffici internazionali non si fermano
Il traffico internazionale di fauna selvatica non accenna a diminuire. Tra gli animali sequestrati nel corso degli ultimi anni figurano tartarughe, pappagalli, pitoni, draghi barbuti e persino uno scimpanzé, oltre a numerosi manufatti derivati da specie protette (avorio, zanne di elefante, pellami e animali imbalsamati). A questi si aggiungono episodi di bracconaggio, uccisione di specie protette, utilizzo di richiami acustici vietati e impiego di armi clandestine o modificate.
Il nodo dei minorenni: un segnale che non si può ignorare
Un tema che attraversa trasversalmente il rapporto è il coinvolgimento dei minorenni. Crescono i casi commessi da più persone in concorso e aumentano quelli diffusi attraverso i social network, con una presenza di giovanissimi che interroga non solo le istituzioni ma l’intera società civile. Non si tratta di episodi isolati: il rapporto li legge come segnali che richiedono interventi educativi, culturali e preventivi capaci di promuovere il rispetto degli animali e contrastare ogni forma di violenza.
