1 Luglio 2026
/ 1.07.2026

Trentuno segreti marini scoperti in due settimane

Una spedizione dello Schmidt Ocean Institute al largo del Brasile ridefinisce i tempi della tassonomia marina: due settimane per identificare due dozzine e mezzo di organismi nuovi, grazie a un microscopio che per la prima volta filma le cellule vive in mare aperto

Trentuno specie nuove in quattordici giorni. È il bilancio della spedizione condotta a bordo della Falkor (too), gestita dallo Schmidt Ocean Institute, che tra maggio e giugno 2026 ha esplorato le acque internazionali dell’Atlantico meridionale tropicale al largo di Salvador, in Brasile. Un ritmo che la responsabile scientifica Karen Osborn, dello Smithsonian National Museum of Natural History,ha definito vicino al record per numero di nuovi animali identificati in così poco tempo. A bordo, una ventina di esperti provenienti da Stati Uniti, Australia, Brasile e Giappone, riuniti per la terza volta in collaborazione su queste tecnologie di osservazione del mezz’acqua.

Tra le osservazioni più significative, una femmina di polpo pelagico (Haliphronatlanticus) ripresa a 800 metri mentre divorava una medusa rosso brillante, comportamento raramente documentato dal vivo. Il team ha filmato anche calamari trasparenti e una medusa Solmissus che si nutriva di uno ctenoforo. Descrivere una nuova specie richiede di norma anni, a volte decenni: qui la conferma è arrivata in giorni.

Cosa c’è nella zona mesopelagica

Il target della missione era la zona mesopelagica, la fascia d’acqua tra la superficie illuminata dal sole e il fondale. Secondo il team, questo strato costituisce circa il 90% dello spazio abitabile del Pianeta, eppure resta tra gli ambienti meno studiati. Tra le scoperte: un anfipode, un verme filamentoso più veloce di quanto la sua forma lascerebbe presumere, nove meduse, sette sifonofori, sette ctenofori dotati di ciglia luminescenti, quattro larvacei che vivono in involucri di muco e due rizari giganti, organismi unicellulari visibili a occhio nudo.

La tecnologia che accorcia i tempi

A rendere possibile questa velocità è la combinazione tra imaging non invasivo e sequenziamento genetico a bordo. Gli strumenti DeepPIV ed EyeRIS, sviluppati dal Bioinspiration Lab del MBARI, usano laser per ricostruire immagini 3D senza catturare gli animali. Si aggiunge una telecamera shadowgraph della giapponese JAMSTEC, che coglie dettagli invisibili alle scansioni.

La novità più rilevante riguarda Squid, uno speciale microscopio sviluppato a Stanford: ha permesso, per la prima volta in una spedizione oceanografica, di osservare in diretta la struttura cellulare tridimensionale di un organismo vivo.

Il contesto dei finanziamenti tagliati

La spedizione, finanziata dal programma Ocean Shot della Sasakawa Peace Foundation con Università dell’Australia Occidentale e Bigelow Laboratory, si è svolta mentre negli Stati Uniti l’amministrazione Trump proponeva di smantellare l’Ocean Observatories Initiative, la rete di oltre 900 strumenti da 368 milioni di dollari che monitora correnti, variabilità climatica e biodiversità marina. Il piano è stato poi ritirato dopo le proteste della comunità scientifica, ma il contrasto tra i due eventi misura la distanza tra quanto resta da scoprire nell’oceano e la fragilità degli strumenti che lo permettono.

Gli organismi mesopelagici compiono ogni notte una migrazione verticale verso la superficie per nutrirsi al riparo dell’oscurità: un movimento di massa che incide sulla capacità dell’oceano di assorbire carbonio. Capire come sono distribuite queste popolazioni significa avere dati più solidi su un processo che riguarda l’intero Pianeta.

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