27 Marzo 2026
/ 27.03.2026

La Spagna punta sulle rinnovabili e vince

Dal video virale di Pedro Sánchez ai nuovi interventi votati dal Parlamento, la strategia energetica spagnola rafforza rinnovabili, autoconsumo ed elettrificazione per abbassare i prezzi. Una strategia molto distante da quella italiana

Nei giorni scorsi è diventato virale un video in cui il premier spagnolo Pedro Sánchez rivendica prezzi dell’energia significativamente più bassi rispetto a quelli italiani, spiegando che è la conseguenza degli investimenti fatti negli ultimi anni su rinnovabili ed elettrificazione. Una dichiarazione che accompagna un nuovo pacchetto anticrisi, pensato per affrontare l’instabilità dei mercati energetici legata anche alle tensioni internazionali.

Il provvedimento approvato dal governo spagnolo il 20 marzo mette insieme circa 80 misure per un valore complessivo di 5 miliardi di euro. L’obiettivo immediato è attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici, ma il cuore del decreto guarda più lontano. Accanto agli interventi di sostegno, il pacchetto rafforza infatti le politiche già in campo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rendere il sistema più stabile nel tempo. Non solo quindi tamponare la crisi, ma sfruttarla per accelerare la transizione energetica.

Come? Per evitare conflitti e opposizioni locali, la normativa introduce l’obbligo per i progetti di condividere benefici economici con le comunità coinvolte. Non solo compensazioni, ma anche partecipazione diretta: i progetti che creano occupazione locale o coinvolgono cittadini e comunità energetiche potranno avere corsie preferenziali nelle autorizzazioni. L’autoconsumo collettivo viene esteso fino a un raggio di 5 chilometri, ampliando di fatto la possibilità di condividere energia tra cittadini, imprese e comunità locali. Si rafforzano anche le comunità energetiche e i modelli ibridi, in una logica sempre più distribuita.

La strategia spagnola assicura benefici concreti e stabili a chi fa scelte che danno benefici concreti e stabili alla collettività. Dunque sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, facilitando l’installazione anche nei condomini con maggioranze più basse rispetto al passato. E riduzioni fino al 50% dell’imposta sugli immobili e fino al 95% delle tasse sulle costruzionirelative a interventi per impianti rinnovabili o elettrici. Vengono inoltre prorogate le detrazioni per la riqualificazione energetica, rendendo le ristrutturazioni una leva strutturale per ridurre i consumi.

Non basta. Ci sono anche gli interventi per alleggerire ingorghi e smog. Il pacchetto conferma gli incentivi alla mobilità elettrica, con detrazioni fiscali fino a 3.000 euro per l’acquisto di veicoli e l’installazione di colonnine di ricarica.

Per sostenere questa trasformazione, il decreto interviene anche su altri aspetti. Lo stoccaggio energetico diventa una priorità strategica, con il riconoscimento del pompaggio idroelettrico come servizio di pubblica utilità. Allo stesso tempo viene reso più efficiente l’accesso alla rete elettrica per evitare blocchi e speculazioni: chi prenota capacità dovrà pagare, i progetti dovranno rispettare tempi più stringenti e i permessi inutilizzati decadranno automaticamente. L’obiettivo è accelerare gli investimenti per nuovi impianti sgombrando il campo dalle manovre speculative.

L’Italia si colloca sul lato opposto delle scelte energetiche. Continua freneticamente a cercare combustibili fossili per rimpiazzare combustibili fossili. La spinta per le rinnovabili è del tutto insufficiente. Si torna periodicamente a parlare di un uso tattico del carbone. Le comunità energetiche vengono frenate. Il sistema energetico resta fortemente dipendente dai combustibili fossili, che coprono circa i tre quarti del mix energetico e sono quasi interamente importati. E il risultato è che siamo il Paese delle bollette alte, che penalizzano industrie e famiglie.

Eppure le aste per eolico e fotovoltaico dimostrano che i prezzi delle rinnovabili sono molto spesso i più competitivi. Per quanto tempo continueremo a negare l’evidenza?

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