13 Aprile 2026
/ 13.04.2026

La Bce dice quello che molti governi non vogliono sentire: le rinnovabili ci avrebbero protetto

Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea: “La vera questione non è più se l'Europa possa permettersi di realizzare la transizione energetica, bensì se possa permettersi di non farlo”. La risposta, scrive, “è chiara”

Il 7 aprile 2026, mentre i prezzi dell’energia tornavano a impennarsi per effetto della guerra in Medio Oriente, Frank Elderson — membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea — pubblicava un intervento sul blog dell’istituto di Francoforte, ripreso lo stesso giorno dal Financial Times. Il documento non è un documento politico: è un’analisi tecnica firmata da uno dei banchieri centrali più autorevoli d’Europa. Il suo contenuto, però, ha una valenza politica difficile da ignorare.

La tempistica dell’intervento di Elderson non è accidentale. Le proiezioni macroeconomiche della BCE di marzo 2026 avevano già fotografato l’impatto del conflitto mediorientale: inflazione in rialzo, crescita in calo. Lo stesso schema già visto nel 2022, con la guerra in Ucraina. E prima ancora nel 1973, con l’embargo petrolifero dell’OPEC. La dipendenza europea dai combustibili fossili importati trasforma ogni crisi geopolitica in una crisi economica interna.

“Le recenti tensioni geopolitiche hanno evidenziato quanto poco questa dipendenza sia cambiata”, scrive Elderson. Il conflitto in Medio Oriente ha “innescato un’altra ondata dei costi energetici europei”, rendendo la gestione della politica monetaria “uno scenario complesso”: alzare i tassi per contenere l’inflazione rischia di affossare la crescita, abbassarli per sostenere l’economia rischia di far radicare l’inflazione. Una trappola strutturale, non congiunturale.

I numeri che smontano il fronte del “troppo costoso

L’argomento più usato contro la transizione energetica è quello del costo. Elderson lo affronta direttamente e senza mezzi termini: “Concentrarsi solo su questi costi è profondamente fuorviante”.

Il ragionamento è semplice. Sì, la Commissione Europea stima che tra il 2026 e il 2030 serviranno circa 660 miliardi di euro l’anno di investimenti nella transizione. Ma l‘Europa spende già oggi quasi 400 miliardi di euro all’anno per importare combustibili fossili — una spesa che esce dal sistema economico europeo, è strutturalmente volatile e dipende da decisioni prese a Riad, Mosca o Teheran. Per le rinnovabili il calcolo è diverso: “Una volta realizzate le infrastrutture, l’energia in sé è praticamente gratuita”.

A rafforzare la tesi, Elderson cita due dati concreti. Il primo viene dal Comitato britannico per il cambiamento climatico: ogni sterlina investita nelle energie sostenibili genera benefici da 2,2 a 4,1 volte superiori ai costi. Il secondo viene dalla Spagna, che ha accelerato la transizione verso eolico e solare più di qualunque altro grande Paese europeo: secondo un’analisi della Banca di Spagna, all’inizio del 2024 i prezzi all’ingrosso dell’elettricità spagnola erano inferiori del 40% rispetto a quello che sarebbero stati se la produzione rinnovabile fosse rimasta ai livelli del 2019. Mentre l’Europa pagava cara l’energia, Madrid no.

“Fossilflation

Elderson usa nel documento un termine che sintetizza con precisione il meccanismo: “fossilflation”. L’inflazione da fossili. Un fenomeno che si ripete ciclicamente — 1973, 2022, oggi — e che le banche centrali non possono neutralizzare con gli strumenti ordinari, perché nasce fuori dall’economia europea e non risponde alle leve della politica monetaria.

La via d’uscita, scrive il banchiere, è ridurre strutturalmente l’esposizione: “Il modo più efficace per farlo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e accelerare un passaggio ordinato verso l’energia pulita prodotta in casa”. E ai governi chiede di non cedere alle pressioni di breve termine: “La certezza delle politiche, unita ai giusti incentivi, è essenziale per garantire che le prospettive a lungo termine siano prioritarie rispetto ai guadagni a breve”.

Così hanno frenato le rinnovabili

La BCE non è un ente politico e Elderson non fa nomi. Ma il contesto in cui scrive è quello degli ultimi anni, in cui diversi governi europei — e il governo italiano in primo luogo — hanno rallentato autorizzazioni, moltiplicato i vincoli burocratici e alimentato una narrazione pubblica ostile alle rinnovabili, presentandole come una scelta ideologica cara e poco pratica. Parallelamente, a Bruxelles, forze politiche che si richiamano alla destra sovranista hanno lavorato per indebolire il Green Deal e rimettere in discussione gli obiettivi climatici europei.

L’intervento di Elderson non è un commento a queste scelte. È qualcosa di più scomodo: una valutazione tecnica, firmata dalla più importante istituzione monetaria del continente, che stabilisce con chiarezza dove stia l’interesse economico dell’Europa. “La vera questione non è più se l’Europa possa permettersi di realizzare la transizione energetica, bensì se possa permettersi di non farlo“. La risposta, scrive, “è chiara”.

CONDIVIDI

Continua a leggere