27 Aprile 2026
/ 27.04.2026

La crisi climatica sta cancellando l’odore della Terra

Dalla scomparsa del bergamotto calabrese ai rituali a rischio in Amazzonia: due studi mostrano come inquinamento, riscaldamento globale e declino della biodiversità stiano alterando i paesaggi olfattivi e la nostra stessa identità culturale

L’aria che attraversa il naso porta ossigeno e, insieme, una trama di molecole che raccontano territori, stagioni e culture. Oggi, quella trama si sta assottigliando. Secondo studi citati da ricercatori coinvolti nei progetti europei sulla conservazione degli odori, una combinazione di aumento delle temperature, inquinamento atmosferico e perdita di biodiversità sta modificando in modo misurabile il cosiddetto “paesaggio olfattivo“: alcuni profumi cambiano intensità o composizione, altri rischiano di scomparire del tutto.

Il clima cambia anche ciò che non si vede

Gli odori sono composti da molecole volatili rilasciate da piante, suoli, acqua o materiali artificiali. La loro presenza nell’aria dipende da variabili fisiche precise. “Se la temperatura aumenta anche solo di poco, cambia il profilo dei componenti chimici presenti nell’aria”, ha spiegato a Smithsonian Magazine l’ingegnere chimico Idelfonso Nogueira, coinvolto nel progetto SCENTinel. Tradotto: una foresta più calda non profuma più come prima.

L’effetto è già osservabile in diversi ambienti. La neve, ad esempio, perde la sua tipica fragranza “pulita” perché assorbe più sostanze chimiche con l’aumento delle temperature. Nelle città, invece, il caldo accelera il rilascio di composti organici volatili da asfalto, edifici e rifiuti, intensificando odori sgradevoli e potenzialmente nocivi.

Biodiversità in crisi, profumi a rischio

Il cambiamento climatico agisce anche in modo indiretto: riduce la biodiversità. E quando una specie vegetale scompare, scompare anche il suo odore. È il caso di piante come sandalo, vaniglia, lavanda e bergamotto, quest’ultimo concentrato per oltre il 95% della produzione mondiale in Calabria e sempre più esposto a condizioni climatiche instabili.

“Senza questi profumi perdiamo informazioni, significato, storie”, ha avvertito Cecilia Bembibre, ricercatrice dell’University College London. Alcune fragranze sono legate a pratiche millenarie: l’incenso, ad esempio, utilizzato da oltre 3.000 anni in rituali religiosi, è minacciato dalla crisi degli alberi di Boswellia.

Cultura e identità passano dal naso

Un secondo filone di ricerca evidenzia come la perdita degli odori abbia implicazioni sociali profonde. In Amazzonia, comunità indigene segnalano un cambiamento nell’odore del Rio delle Amazzoni a causa dell’inquinamento. In alcune cosmologie locali, l’alterazione dell’odore del fiume coincide con la “fuga” delle entità spirituali.

Situazioni analoghe emergono anche in Brasile, dove rituali come il Lavagem do Bonfim si basano sull’uso di acqua e fiori profumati. “L’olfatto è stato ciò che è sopravvissuto a una storia di oppressione”, ha osservato Nogueira. Ma senza accesso alle materie prime naturali, anche queste tradizioni rischiano di interrompersi.

Effetti su salute e disuguaglianze

L’inquinamento atmosferico danneggia direttamente il sistema olfattivo umano. Studi citati dalla neuroscienziata Rachel Herz mostrano che chi vive in aree più inquinate ha una minore capacità di distinguere gli odori. Un dato che si intreccia con le disuguaglianze urbane: le zone più svantaggiate sono spesso anche le più esposte.La perdita dell’olfatto, inoltre, ha conseguenze psicologiche documentate. Durante la pandemia, il 56% delle persone colpite da anosmia ha riportato un peggioramento della qualità della vita, mentre il 43% ha sviluppato sintomi depressivi.

Ricostruire ciò che stiamo perdendo

La ricerca corre ai ripari. Laboratori europei stanno lavorando alla ricostruzione chimica di odori storici, mentre modelli di intelligenza artificiale tentano di prevedere come cambieranno in futuro. L’obiettivo è rendere percepibile la crisi climatica in modo più diretto rispetto alle immagini. “L’olfatto agisce sulle emozioni in modo immediato”, ha sottolineato Nogueira. Far annusare la differenza tra una foresta di ieri e una di domani potrebbe diventare uno strumento potente di consapevolezza. Nel frattempo, il consiglio degli scienziati è semplice e concreto: tornare a usare il naso, per riconoscere un segnale che passa inosservato. Mentre il Pianeta cambia, anche ciò che respiriamo – e ciò che ricordiamo – sta già svanendo.

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