11 Maggio 2026
/ 11.05.2026

I virus ringraziano Trump e Milei

In Argentina le vittime di hantavirus continuano a crescere: la crisi climatica spinge i roditori verso nuovi habitat. E a rendere tutto più pericoloso sono i tagli alla sanità e l'uscita dall'Oms

Molti governi fanno finta di niente, i virus no. Viaggiano beati sulla spinta della crisi climatica che allarga il loro spazio vitale e quello degli animali che usano come taxi. Quando poi trovano un Trump alla Casa Bianca e un Milei alla Casa Rosada fanno bingo. Giù le protezioni climatiche, giù le protezioni sanitarie. Per loro è una pacchia.

L’ultima festa dei virus si è tenuta sulla nave da crociera MV Hondius partita da Ushuaia, nella Terra del Fuoco argentina, con a bordo qualcosa di più dei suoi passeggeri: il virus Andes. Il copione si sta sviluppando seguendo uno sviluppo prevedibile. Primi morti, diversi contagi, una catena di trasmissione della malattia che si è allungata fino all’Europa. Un’altra prova, se ancora ce ne fosse bisogno, di come in un mondo interconnesso le distanze geografiche siano diventate quasi irrilevanti sul piano epidemiologico.

L’ipotesi investigativa più accreditata individua all’origine del contagio una coppia di turisti olandesi – lui settantenne, lei sessantanovenne – che aveva intrapreso un lungo viaggio on the road attraverso il Sudamerica. Una discarica alla periferia di Ushuaia sarebbe diventata il punto zero: è lì, secondo le autorità sanitarie argentine, che i due sarebbero entrati in contatto con il virus durante un’escursione per l’avvistamento di uccelli. Virus portato a spasso dal roditore selvatico Oligoryzomys longicaudatus, noto come colilargo.

Cosa è l’hantavirus e come si trasmette

Parliamo di hantavirus, cioè di virus che infettano principalmente i roditori (ma anche pipistrelli, toporagni e talpe) e occasionalmente passano all’essere umano, attraverso il contatto con urine, feci o saliva degli animali infetti. Il contagio interumano è documentato quasi esclusivamente per il ceppo Andes, diffuso in Argentina e Cile.

I sintomi più lievi includono mal di testa, brividi, febbre, vertigini e disturbi gastrointestinali. Le forme gravi possono evolvere in febbre emorragica con sindrome renale, nefropatia epidemica e sindrome polmonare. Quest’ultima è la più temuta, e gli organi più colpiti sono polmoni e reni. Il tasso di letalità degli hantavirus oscilla in genere tra l’1 e il 15%, ma il ceppo andino ha probabilmente una mortalità più alta. Non esistono terapie specifiche autorizzate, né vaccini disponibili. La cura si concentra sulla gestione delle complicanze.

L’epicentro Argentina

Dunque è normale che il caso della nave abbia fatto notizia nel mondo. Ma il bollettino epidemiologico argentino racconta qualcosa di ancora più inquietante. Tra luglio 2025 e la fine di aprile 2026, l’Argentina ha registrato 101 casi confermati di hantavirus e 32 delle persone infettate sono morte: il tasso di letalità ha raggiunto il 31,7%, più del doppio rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

Perché questa crescita improvvisa? “C’entra il cambiamento climatico”, ha detto all’emittente americana CNN l’infettivologo argentino Roberto Debbag, in riferimento al pendolo sempre più estremo tra siccità e piogge intense che caratterizza il Paese. Gli incendi che negli ultimi anni hanno devastato le foreste patagoniche hanno costretto la fauna selvatica – roditori compresi – a spostarsi, cercando nuovi habitat più vicini agli insediamenti umani.

Il legame tra crisi climatica e virus passa attraverso i mutamenti degli ecosistemi. Gli hantavirus si mantengono in natura attraverso specie serbatoio: se cambiano le condizioni che regolano la sopravvivenza e gli spostamenti di questi animali, cambia anche la probabilità che il virus arrivi all’uomo. Uno studio sulla Patagonia argentina ha fatto previsioni sulla distribuzione del colilargo in scenari di riscaldamento globale, partendo dalle tendenze già osservate di aumento delle temperature e riduzione delle precipitazioni tra il 1967 e il 1998. I risultati indicano un’espansione potenziale dell’areale del roditore serbatoio.

Un altro studio, condotto in una riserva naturale nell’area di Otamendi tra il 2007 e il 2012, ha rilevato che la presenza di roditori portatori di hantavirus aumentava in condizioni calde e piovose, con un picco associato a forti eventi El Niño. Il clima modifica vegetazione, disponibilità di cibo e habitat dei roditori, e questo a sua volta cambia l’esposizione per l’uomo.

L’uscita dall’Oms

Ci sarebbe già abbastanza di cui preoccuparsi, ma l’Argentina ci aggiunge del suo. Il governo del presidente Javier Milei, in buona sintonia con la Casa Bianca, ha impresso una svolta radicale alla politica sanitaria del Paese: tagli drastici alle risorse pubbliche e uscita ufficiale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ai medici argentini non resta che alzare le braccia e ammettere che ora è tutto più complicato.

La malattia avanza. Le strutture sanitarie, che avrebbero dovuto tracciarla e contenerla, continuano a essere indebolite. La difesa climatica, che avrebbe dovuto ridurre i rischi, continua a essere ignorata.

Il Covid-19 aveva già insegnato questa lezione. Aveva mostrato come la distruzione degli habitat naturali, la pressione dell’uomo sugli ecosistemi e la globalizzazione dei flussi umani siano ingredienti di un’equazione pericolosa. Abbiamo fatto finta di niente: per i virus come per il clima. Così il rischio è cresciuto. E continuerà a crescere finché avremo governi che fanno dell’attacco alla scienza climatica e alla solidarietà umana la loro ragion d’essere.

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