In Europa il riscaldamento globale sta seguendo una geografia precisa: quella delle disuguaglianze sociali. E mentre il continente continua a scaldarsi a una velocità doppia rispetto alla media globale, emerge con chiarezza che il caldo estremo e il freddo non colpiscono tutti allo stesso modo.
Uno studio pubblicato su Nature Health e coordinato dall’ISGlobal di Barcellona ha stimato che la disuguaglianza socioeconomica contribuisce ogni anno a oltre 100 mila morti legate alle temperature estreme in Europa. Un numero che racconta quanto il clima stia diventando il moltiplicatore di fragilità già esistenti.
La ricerca ha analizzato 161 milioni di decessi registrati tra il 2000 e il 2019 in 654 regioni europee di 32 Paesi. Povertà, precarietà abitativa, impossibilità di riscaldare adeguatamente la casa e forti squilibri nella distribuzione del reddito aumentano in modo significativo il rischio di morire durante le ondate di calore e i periodi di freddo intenso.
La povertà energetica come fattore di rischio sanitario
Tra tutti gli indicatori esaminati emerge la povertà energetica, cioè l’impossibilità di mantenere la casa adeguatamente calda o fresca nei periodi estremi. Una condizione che, secondo i ricercatori, aumenta sensibilmente la mortalità legata alle temperature e che negli ultimi anni è peggiorata in molti Paesi europei a causa del caro energia. Un dato che fotografa una crisi spesso raccontata solo in termini economici, ma che ormai riguarda direttamente la salute pubblica.
Negli ultimi anni, tra caro energia e inflazione, milioni di famiglie europee hanno ridotto il riscaldamento domestico o rinunciato alla climatizzazione estiva. Gli autori spiegano che le regioni più ricche registrano meno morti da freddo grazie a case meglio isolate, sistemi sanitari più efficienti e minore povertà energetica. Ma paradossalmente mostrano una maggiore mortalità durante le ondate di calore. Il motivo, ipotizzano i ricercatori, è legato all’effetto “isola di calore urbana“: più cemento, più asfalto, meno verde.
L’Italia tra caldo record e fragilità sociali
La mappa dello studio colloca Italia, Spagna, Grecia e Portogallo tra le aree europee con il più alto rischio di mortalità legata alle alte temperature. Non sorprende: il Mediterraneo è uno degli hotspot climatici più esposti alla crisi climatica.
Per l’Italia il quadro è ancora più delicato. Le regioni italiane mostrano forti squilibri economici e demografici. La Sicilia, per esempio, compare tra le aree europee con i più alti tassi di povertà. E l’Italia è anche uno dei Paesi più anziani del continente.
Secondo lo studio, l’età avanzata rappresenta uno dei fattori critici nella mortalità climatica. Gli over 80 risultano particolarmente vulnerabili soprattutto al freddo moderato, quello meno spettacolare ma molto più persistente.
Il fallimento dell’adattamento climatico
Il punto politico è difficile da aggirare: non esiste adattamento climatico efficace in società profondamente diseguali. I ricercatori parlano di “climate justice“. Perché la crisi climatica non crea le disuguaglianze, ma le amplifica. E alla fine trasforma il tipo di residenza, il reddito familiare o la possibilità di pagare una bolletta in fattori che incidono direttamente sull’aspettativa di vita. Le misure indicate nello studio sono concrete: case meglio isolate, sostegni contro la povertà energetica, centri di raffrescamento e riscaldamento per le persone fragili, sistemi di allerta mirati, sanità territoriale più forte. Interventi spesso considerati spesa sociale. In realtà sono già diventati politiche climatiche.
