8 Maggio 2026
/ 8.05.2026

Il blocco di Trump minaccia la salute dei cubani

Dalle sanzioni petrolifere ai roghi tossici nelle strade: L’Avana si trasforma in una discarica a cielo aperto mentre il fumo degli inceneritori di fortuna assedia quartieri e ospedali

Oggi, tra le colonne coloniali della Habana Vieja e i viali di Vedado, l’aria a L’Avana ha l’odore della plastica bruciata e della decomposizione organica.

Con il blocco petrolifero statunitense che stringe i polmoni dell’economia cubana, la raccolta dei rifiuti è diventata un miraggio: meno della metà dei camion è operativa, la benzina è razionata e la spazzatura resta a marcire sotto il sole tropicale.

Ai piedi delle montagne di scarti che invadono i marciapiedi, la popolazione ha iniziato a usare il fuoco.. Quella che sembra una soluzione sbrigativa per liberare le strade è in realtà un cocktail chimico che minaccia di segnare la salute pubblica per i prossimi decenni.

La strategia del “male minore”

Il governo cubano, stretto tra l’incudine della crisi energetica e il martello di un’emergenza sanitaria, ha tentato di istituzionalizzare l’emergenza. Alexis González Inclán, coordinatore dei programmi dei Servizi alla Comunità, ha spiegato su Cubadebate che la creazione di 122 punti di raccolta temporanei, di cui 24 destinati all’incenerimento controllato, è una misura estrema per prevenire la proliferazione di ratti e mosche.

“Sebbene non sia l’opzione più sostenibile”, ammette Inclán, “è giustificata in situazioni di emergenza per tutelare la salute pubblica dalle malattie trasmesse da vettori”. L’idea è quella di centralizzare il problema: meglio un rogo monitorato dai vigili del fuoco che migliaia di micro-discariche che alimentano epidemie. Ma la teoria si scontra con una pratica fatta di fiamme a bassa temperatura e sostanze tossiche liberate a pochi metri dalle finestre delle scuole.

L’ombra lunga delle diossine

Il Centro di Neuroscienze di Cuba ha spiegato che bruciare rifiuti all’aria aperta rilascia sostanze che “possono persistere nell’ambiente per anni e nel corpo umano per un decennio o più“. Quando la plastica e i residui organici bruciano in modo irregolare, generano molecole che il nostro organismo non sa gestire.

Mentre il governo cerca di “certificare” i roghi, i medici negli ospedali contano i danni. “Abbiamo riscontrato un aumento delle malattie legate alla scarsa igiene e dei problemi gastrointestinali”, riferisce la dottoressa Maria Salvador. L’epatite tra i bambini è in aumento e le malattie trasmesse dalle zanzare, come la chikungunya, trovano nelle discariche abusive l’habitat perfetto. Francisco Castillo, un residente del centro, ne porta i segni: “Sono stato punto e sono stato davvero molto male. Ora brucio incenso per tenere lontane le mosche che banchettano sui rifiuti davanti alla mia porta”, ha spiegato al quotidiano inglese Guardian.

Un sistema al collasso

La crisi dei rifiuti è l’effetto domino di una pressione politica esterna. Se la raccolta fallisce per mancanza di carburante, la disinfestazione segue lo stesso destino: i prodotti chimici sono diventati inaccessibili. Diego Sanchez, titolare di un’azienda di disinfestazione, riferisce che molti dei suoi costi sono decuplicati da quando sono state imposte le restrizioni sul petrolio.

Con l’avvicinarsi della stagione delle piogge, che va da maggio a novembre, l’isola rischia di scivolare in una catastrofe sanitaria, proprio mentre gli ospedali soffrono la carenza di farmaci. Nel frattempo, El Bote del 100, l’immensa discarica sulla 100esima strada con i suoi 52 milioni di metri cubi di rifiuti, continua a fumare, ricordando senza una fine del blocco, il futuro di Cuba rischia di finire in cenere.

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