9 Luglio 2026
/ 8.07.2026

La Danimarca abolisce il ministero dell’Agricoltura: nasce quello della Natura e del Benessere animale

Il nuovo governo di Copenaghen ridistribuisce le competenze del settore primario tra i dicasteri classici. Un segnale politico: la produzione agricola deve piegarsi alla tutela dell'ambiente e degli animali

Il nuovo governo della Danimarca ha presentato la propria squadra di ministri con una decisione che non ha precedenti in Europa: cancellare il ministero dell’Agricoltura, un dicastero attivo da oltre 130 anni. Al suo posto nasce il ministero della Natura e del Benessere animale, mentre le altre competenze del vecchio settore agricolo vengono distribuite tra i ministeri classici. Ad annunciarlo è stata la prima ministra Mette Frederiksen, alla guida di una coalizione di centrosinistra.

Un forte valore simbolico

La scelta ha un forte valore simbolico. Per oltre un secolo l’agricoltura ha avuto in Danimarca, come nel resto dell’Occidente, un proprio presidio istituzionale. Ora la produzione perde questa autonomia e viene ricondotta sotto una cornice più ampia, che mette al centro la biodiversità, gli ecosistemi e la salute degli animali. Il nuovo ministero è affidato al socialdemocratico Christian Rabjerg Madsen, già titolare dell’Interno, che avrà il compito di guidare la transizione verde del Paese.

Il contesto aiuta a capire la portata della riforma. La Danimarca è tra i principali esportatori mondiali di carne suina e nel Paese i capi allevati superano largamente il numero degli abitanti: circa 28 milioni di maiali l’anno a fronte di 6 milioni di persone, con oltre 200 milioni di animali che passano ogni anno per gli allevamenti. Il 90% della produzione di carne di maiale viene esportato. Un modello intensivo finito da tempo sotto accusa per il suo impatto ambientale e per pratiche controverse, come il taglio della coda ai suinetti.

Nel dettaglio, le vecchie deleghe di agricoltura, alimentazione e pesca vengono spacchettate tra cinque dicasteri: al nuovo ministero della Natura e del Benessere animale va la parte più consistente, mentre la sicurezza alimentare passa alle Imprese e la pesca all’Ambiente. La riforma poggia su un accordo già siglato tra governo, mondo agricolo, sindacati e ambientalisti per ripensare l’uso del suolo e ridurre le emissioni del settore. Sono stati stanziati 3 miliardi di corone danesi – circa 400 milioni di euro – per convertire entro il 2030 centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli in aree protette e parchi naturali.

Un messaggio chiaro

Proprio il benessere animale era stato uno dei temi centrali della campagna elettorale del nuovo governo, che con questa mossa vuole lanciare un messaggio chiaro: l’agricoltura deve affrontare i cambiamenti necessari alla tutela dell’ambiente e degli animali. Le associazioni animaliste hanno accolto con favore la riforma, sottolineando che per la prima volta gli animali da allevamento avranno un referente politico svincolato dagli interessi dell’industria. Non sono mancate però le critiche di parte del mondo agricolo, secondo cui frammentare le deleghe tra più dicasteri rischia di indebolire la capacità decisionale su un settore strategico per la sicurezza alimentare.

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