Per anni i segnali dell’arrivo di ceti abbienti in un quartiere popolare sono stati sempre gli stessi: locali ricercati, botteghe di vecchi artigiani che diventano bar, vecchie serrande sostituite da insegne curate. E la direzione di marcia è stata sempre la stessa: verso la conquista del centro. Oggi la crisi climatica ha cambiato il quadro: la difesa dal caldo è diventato un criterio fondamentale per scegliere dove vivere. E i nuovi interessi hanno una direzione urbana meno netta.
Gli studiosi chiamano questa nuova tendenza gentrificazione climatica. Il ragionamento è lineare: caldo estremo, allagamenti ed erosione delle coste rendono certe zone scomode o rischiose, mentre altre restano fresche e affidabili. Chi ha i mezzi si sposta verso le aree dove si vive meglio, i valori immobiliari crescono e chi ha il portafoglio più leggero viene spinto lentamente ai margini. È una nuova linea di separazione urbana tra chi può permettersi il fresco e chi no.
Lo studio di Barcellona
A mettere a fuoco il fenomeno è una ricerca spagnola pubblicata sul Journal of City Climate Policy and Economy. Il progetto, battezzato ClimateJusticeReady e curato dall’Università Autonoma di Barcellona (ICTA-UAB), ha costruito una mappa consultabile online che classifica i quartieri in base al rischio.
Per farlo, i ricercatori hanno pesato più fattori insieme: la fragilità sociale di chi abita una zona, la qualità del patrimonio edilizio, la presenza di servizi, la quantità di verde e l’esposizione al caldo. Ne esce un quadro sorprendente. I luoghi più richiesti non sono i centri storici, come vorrebbe la gentrificazione classica, ma – secondo questa ricerca – le aree opposte. I quartieri centrali restano cari per la vicinanza a trasporti e negozi, però sono anche densi, cementificati e roventi; certe periferie, al contrario, sono più verdi, più ariose e – almeno finora – più abbordabili. “Con ondate di calore sempre più lunghe e intense in case non pronte ad affrontarle, le priorità delle persone cambiano”, spiega Amalia Calderón Argelich, che ha co-diretto la ricerca.
In Italia il discorso si complica
Il modello barcellonese non può però essere trasferito in modo meccanico in Italia. Gran parte delle nostre periferie è cresciuta negli anni del boom economico in modo disordinato, spesso senza alberi, senza ombra e con edifici con pessime performance termiche: difficile immaginare queste case come rifugi climatici. Semmai vale il contrario: sono proprio questi quartieri a soffrire di più quando la colonnina di mercurio s’impenna e la qualità dell’aria peggiora.
Eppure qualche ingrediente della gentrificazione climatica in Italia esiste già, ma è declinato in altre forme. Sulle coste, l’erosione e le mareggiate cominciano a ridisegnare il valore delle case a seconda dell’altezza sull’acqua. Nelle città, i pochi rioni alberati e ben tenuti diventano sempre più ambiti man mano che le estati si allungano, mentre chi vive nei quartieri-forno spesso non ha alternative al restare dov’è. E quando si interviene per riqualificare – un parco nuovo, un lungofiume recuperato, una piazza liberata dall’asfalto – il rischio è che affitti e prezzi salgano, spingendo fuori gli abitanti di sempre.
È il paradosso più difficile da sciogliere: rendere un luogo più vivibile può renderlo anche più esclusivo. In un Paese dove trovare casa è già una corsa a ostacoli, il clima rischia di diventare l’ennesimo moltiplicatore di disparità, premiando chi ha la libertà di scegliere e penalizzando chi può soltanto subire.
Servono regole per la giustizia climatica
Il punto non è frenare gli interventi ambientali, ma governarli tenendo conto degli aspetti sociali. Senza strumenti pensati per proteggere chi rischia di essere espulso – tutele sugli affitti, case pubbliche, misure di adattamento distribuite e non concentrate nei quartieri già fortunati – la transizione ecologica finisce per premiare chi sta meglio e lasciare indietro tutti gli altri. Con le conseguenze politiche che cominciamo a vedere. Rendere giusta la transizione ecologica non è solo una scelta etica: è anche l’unica maniera di renderla possibile.
