5 Maggio 2026
/ 5.05.2026

I fiordi norvegesi soffocano sotto i rifiuti del salmone d’allevamento

Un rapporto del Sunstone Institute fotografa un'industria che scarica nelle acque costiere nutrienti equivalenti alle fognature non trattate di venti milioni di persone. E il peggio arriva d'estate, quando gli ecosistemi sono già al limite

Cinque milioni e mezzo di abitanti. È la popolazione della Norvegia. Eppure l’acquacoltura del Paese scarica ogni anno nei fiordi e nelle acque costiere una quantità di nutrienti che equivale, in termini di impatto, alle acque reflue non trattate di una nazione grande quanto l’Australia. I numeri sono certificati: 75.000 tonnellate di azoto, 13.000 di fosforo e 360.000 di carbonio organico immessi nel mare nel solo 2025, secondo un’analisi pubblicata dal Sunstone Institute.

Per misurare questo impatto, i ricercatori Carter Brown e Alexandra Pires Duro hanno usato il Population Equivalent (PE), strumento standard nelle valutazioni ambientali: la quantità di inquinamento che una singola persona genera ogni giorno attraverso le proprie acque reflue. Ciò implica che le emissioni di azoto dell’acquacoltura norvegese corrispondono agli scarichi non trattati di 17,2 milioni di persone; il fosforo a 20 milioni; il carbonio organico a quasi 30 milioni. “La quantità di inquinamento prodotto dall’acquacoltura è da tre a cinque volte superiore alla popolazione norvegese”, ha dichiarato al Guardian Alexandra Pires Duro, autrice del rapporto. “Le feci, il mangime non consumato, l’urina: tutto finisce in acqua”.

Il picco invisibile dell’estate

Applicando il PE su base mensile, i ricercatori hanno scoperto che il carico inquinante non è distribuito uniformemente ma si concentra nei mesi estivi, quando le alte temperature accelerano il metabolismo dei pesci, che mangiano di più e producono più rifiuti. I dati della Direzione norvegese della pesca mostrano che il consumo di mangime è passato da 130.000 tonnellate a febbraio a quasi 245.000 a settembre 2025: un aumento dell’87,9%. Il risultato è che in agosto il PE mensile dell’azoto sfiora i 21,5 milioni di persone, contro i 12,4 milioni di febbraio: un incremento del 138% in cinque mesi.

In estate gli ecosistemi marini si trovano già al massimo della loro attività biologica e della capacità di assorbire nutrienti. Introdurre in questo momento carichi massicci di azoto e fosforo significa innescare le condizioni ideali per le fioriture algali. “I valori annuali medi sottostimano lo stress ecologico durante i picchi estivi”, scrivono gli autori.

Fiordi semichiusi, ossigeno in calo

I fiordi norvegesi sono ecosistemi semichiusi: l’acqua si rinnova lentamente, i nutrienti si accumulano sul fondo e i livelli di ossigeno nelle acque profonde dipendono da un equilibrio fragile. Nel Sognefjord, il più lungo del Paese, uno studio del 2025 ha attribuito circa due terzi del declino dell’ossigeno all’aumento degli afflussi di nutrienti. Nell’Hardangerfjord le autorità hanno già respinto a marzo nove richieste di nuovi allevamenti. Tom Pedersen, consulente ambientale della regione e revisore del rapporto, ha spiegato: “Alghe e plancton muoiono, affondano e si decompongono consumando ossigeno. Il livello nei fiordi sta già diminuendo”.

Tra il 2002 e il 2012 la Saccharina latissima, il kelp (cioè l’alga) che forma foreste sottomarine lungo le coste occidentali, ha perso fino all’80% della sua estensione in alcune aree. La proliferazione di alghe filamentose opportuniste, favorite dall’eccesso di nutrienti, soffoca queste specie: crescono sulle lamine del kelp riducendone la capacità di assorbire luce e sostanze nutritive.

L’industria risponde, il ministero tace

Il ministero norvegese della Pesca ha rimandato ogni commento alla Direzione generale della pesca, che ha declinato. Il portavoce della Federazione dei produttori ittici, Krister Hoaas, ha scelto la via della contestualizzazione: le emissioni riflettono la quantità di cibo prodotta e il grado di autosufficienza alimentare del Paese. Ha poi citato l’Istituto di Ricerca Marina, secondo cui “la produzione attuale rientra ampiamente nella capacità di carico della natura” e che solo un aumento significativo in certi fiordi potrebbe alzare il rischio di eutrofizzazione locale.

Gli autori riconoscono i limiti del modello, applicano un rapporto costante tra mangime e rifiuti, ma ricordano che, secondo Wang e Olsen (2023), l’efficienza metabolica dei pesci cala con le alte temperature estive. Il che significa che i numeri presentati oggi potrebbero essere addirittura conservativi.

Una questione di metrica

C’è un nodo metodologico che vale la pena sottolineare. Finora l’impatto dell’acquacoltura è stato misurato quasi sempre su base annuale, una media che appiattisce le variazioni stagionali. Il contributo principale del rapporto Sunstone è dimostrare che la dimensione temporale dell’inquinamento conta quanto quella quantitativa. Scaricare l’equivalente di 20 milioni di PE di fosforo distribuiti in un anno è una cosa; concentrarli tra giugno e settembre, quando la capacità assimilativa degli ecosistemi è già al limite, è un’altra e segna la differenza tra un sistema che regge e uno che collassa. La Norvegia produce circa la metà del salmone d’allevamento mondiale. Il settore vale miliardi ed è parte integrante dell’economia del Paese e i fiordi che lo ospitano sono ecosistemi complessi che stanno pagando i costi ambientali di un’industria globale.

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