5 Maggio 2026
/ 5.05.2026

Il cinema che non voleva morire

Un edificio che ha resistito a tutto. Storia di Palazzo San Lorenzo, tra occupazione, memoria e rinascita

Palazzo San Lorenzo, l’ex cinema di piazza dei Sanniti 9°, ha riaperto i battenti dopo anni di occupazione, di polemiche e di cantiere. Una storia lunga un secolo, che oggi trova un capitolo inedito.

L’edificio fu costruito negli anni Venti e sopravvisse ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Una longevità straordinaria: una sala che ha attraversato decenni di storia della città, fino a spegnersi nei primi anni Novanta quando i proprietari decisero di convertirla in una sala biliardi. L’esperimento commerciale non funzionò, e il Palazzo rimase vuoto.

Il punto di svolta arrivò nel 2011, quando si cominciò a parlare di trasformarlo in un bingo. A quel punto il quartiere reagì: occupazione pacifica, migliaia di iniziative culturali gratuite, anni di presidio animato da associazioni, artisti e semplici abitanti. Un movimento che è riuscito a ottenere un risultato, bloccare la sala scommesse, e che ha tenuta viva la memoria di quello spazio fino allo sgombero del 2020.

Il progetto di Luca Carinci

Oggi, dopo due anni di lavori, la sala è tornata accessibile in una forma nuova. L’ha rilevata Luca Carinci, imprenditore con esperienze nel settore – dall’Alcazar di Trastevere al festival di musica elettronica Superaurora – che ha scelto di rispettare la vocazione culturale del luogo.

La struttura conserva la pianta originale del cinema. C’è ancora una sala proiezioni, gestita da ArteSettima, con biglietti a cinque euro per under 25 e over 65. Ma attorno al nucleo cinematografico sono stati costruiti altri spazi: un palco per concerti e spettacoli, un hi-fi bar con tavoli disposti a semicerchio, un’aula studio aperta dal lunedì mattina, uno spazio mostre. Il bancone industriale sul fondo e il menù di street-food completano l’offerta, senza che il prezzo diventi un ostacolo all’accesso.

Molte attività sono gratuite: i dibattiti, gli ascolti di vinili in alta fedeltà, e presto anche l’aula studio, per la quale è stata richiesta l’inclusione nella Rete delle Aule Studio di Roma.

La frattura con gli ex occupanti

Non tutto il passato ha accolto con favore questa rinascita. Alcuni degli ex occupanti hanno preso le distanze pubblicamente, definendo la riapertura una “sostituzione” più che una continuità: la trasformazione di uno spazio condiviso in un prodotto, di una comunità in pubblico pagante. Parole dure, che segnalano una frattura reale tra chi ha costruito quella storia e chi oggi ne raccoglie l’eredità.

In mezzo, figure come Sabina Guzzanti – che dell’occupazione fu protagonista, finendo anche a processo (poi assolta) – hanno scelto di sostenere l’iniziativa. Il 22 maggio porterà sul nuovo palco il suo monologo “LiberidìLiberidà”. Secondo lei, la riapertura rappresenta una vittoria: l’obiettivo dell’occupazione era mantenere la vocazione culturale dello spazio, e quella vocazione è stata mantenuta.

CONDIVIDI

Continua a leggere