6 Maggio 2026
/ 6.05.2026

Il fungo che mangiava le larve ora conquista le farmacie

Il Cordyceps è diventato una star del mercato degli integratori. Ma cosa dice la scienza su questo parassita himalayano trasformato in capsule?

Fino a pochi decenni fa, il Cordyceps selvatico valeva più dell’oro. Nei mercati tibetani e cinesi, un chilo di funghi raccolti a mano sugli altopiani himalayani poteva costare decine di migliaia di dollari. A raccoglierlo erano contadini che si inerpicavano a oltre quattromila metri, cercando quella piccola escrescenza arancio-bruna che segnalava il fungo nel sottosuolo. Dentro c’era una larva di falena, consumata dall’interno da un parassita che, completato il ciclo vitale, emergeva come un alberello.

Oggi quel fungo lo trovate in capsule su Amazon, nelle erboristerie di quartiere, nei supermercati biologici. Prezzo: tra i dieci e i quaranta euro a confezione. Ma cosa sappiamo di questa sostanza che ha percorso tremila anni di medicina tradizionale cinese per arrivare sullo scaffale accanto alla vitamina C in compresse?

Un parassita con curriculum

I composti attivi oggi più studiati sono principalmente due. Il primo è la cordicepina, un analogo dell’adenosina con potenziali effetti antinfiammatori e immunomodulanti. Il secondo è l’adenosina stessa, coinvolta nella produzione di ATP, la molecola che alimenta i processi energetici cellulari. Ci sono poi i polisaccaridi, che agirebbero sul sistema immunitario, e una serie di antiossidanti naturali.

Gli studi esistono, e alcuni hanno prodotto risultati interessanti. Uno pubblicato su Foods nel 2021 ha mostrato che l’assunzione di Cordyceps prima dell’esercizio fisico riduceva il danno muscolare e favoriva la riparazione cellulare. Una ricerca apparsa su Nature nel 2024 ha documentato un aumento dell’attività delle cellule immunitarie nei soggetti che consumavano una bevanda a base del fungo. Uno studio su Frontiers in Molecular Biosciences del 2021 ha rilevato, su modelli animali, una riduzione di zuccheri e lipidi nel sangue.

Il problema è quello che c’è scritto a margine di questi lavori: campioni piccoli, misurazioni di marcatori biologici anziché esiti clinici reali, dati prevalentemente su animali. Nessuno di questi studi dimostra che il Cordyceps curi o prevenga malattie. Dimostrano che vale la pena continuare a studiarlo.

Il paradosso della coltivazione

Il passaggio dalla raccolta selvatica alla coltivazione controllata è una necessità ecologica. La pressione su certi ecosistemi himalayani era diventata insostenibile: la raccolta massiva ha già compromesso popolazioni locali del parassita in alcune aree del Tibet e del Qinghai.

Le varietà coltivate in laboratorio sono biochimicamente simili ma non identiche al selvatico. Hanno però il vantaggio di essere standardizzabili: si può controllare il contenuto di cordicepina e polisaccaridi, eliminare contaminanti, garantire qualità omogenea tra un lotto e l’altro. Per chi acquista integratori, è in realtà una buona notizia: un prodotto certificato da coltivazione controllata è più sicuro e prevedibile di quello “naturale e selvatico” che suona meglio sul packaging ma porta con sé un’incertezza compositiva notevole.

Chi segue terapie anticoagulanti o immunosoppressive dovrebbe consultare il medico prima di assumere questo fungo: la sua azione immunomodulante può interferire con i farmaci. Lo stesso vale per chi soffre di malattie autoimmuni. Durante gravidanza, allattamento e nell’infanzia, i dati sono assenti o insufficienti, e in questi casi “non ci sono studi” è un invito alla cautela.

Gli effetti collaterali più comuni, come nausea, diarrea, irritazioni cutanee, sono generalmente lievi e reversibili.

Cosa compriamo davvero

I dosaggi indicati dagli studi più accreditati si attestano tra i 500 e i 1.500 milligrammi al giorno di estratto standardizzato. Ma “estratto standardizzato” è la parola chiave: un prodotto che non riporta la percentuale di cordicepina o polisaccaridi sull’etichetta non garantisce di contenere quantità terapeuticamente rilevanti di nulla.

Il Cordyceps può essere, per alcune persone e in certi contesti, un complemento utile a uno stile di vita sano. Non è una cura, non è una rivoluzione. È un fungo con una storia straordinaria e una scienza ancora in costruzione.

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