Il traffico illegale di animali selvatici, il commercio clandestino di legname, l’estrazione abusiva di minerali e lo smaltimento illecito di rifiuti potrebbero presto essere perseguiti attraverso nuove regole internazionali. L’ONU ha deciso di avviare i negoziati per un trattato dedicato ai crimini ambientali, superando le resistenze di diversi Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.
La risoluzione è stata approvata il 23 ottobre a Vienna, durante la tredicesima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, con 83 voti favorevoli, 12 contrari e 27 astensioni. Un risultato che apre un percorso diplomatico destinato a durare almeno due anni, mentre le organizzazioni criminali continuano a sfruttare le differenze tra le legislazioni nazionali.
Dalle foreste ai rifiuti, cosa cambierà
Il futuro accordo sarà un protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Palermo, il trattato internazionale entrato in vigore nel 2003 per rafforzare la cooperazione contro la criminalità organizzata. La Convenzione dispone già di tre protocolli, dedicati alla tratta di persone, al traffico di migranti e alle armi da fuoco.
Il nuovo strumento dovrebbe estendere questa cooperazione ai reati che colpiscono l’ambiente, facilitando le indagini transfrontaliere, lo scambio di prove e l’assistenza giudiziaria tra Stati.
Il campo d’intervento comprende il commercio illegale di fauna e flora selvatiche, inclusi legname e prodotti derivati, l’estrazione e il traffico di minerali e metalli preziosi e il traffico illecito di rifiuti. Attività che possono coinvolgere reti criminali distribuite su più continenti, dalla raccolta delle risorse fino alla vendita sui mercati internazionali.
Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), il protocollo potrebbe contribuire a colmare le lacune normative che oggi ostacolano il perseguimento di questi reati.
Gli Stati Uniti votano contro
La decisione ha incontrato l’opposizione di Washington, che durante i negoziati ha contestato la necessità di elaborare un nuovo strumento giuridico. La posizione statunitense privilegia il rafforzamento delle convenzioni e dei meccanismi di cooperazione già esistenti.
Di diverso avviso l’Unione europea, che nella dichiarazione ufficiale del 23 ottobre ha sostenuto l’avvio dei negoziati, sottolineando i legami tra criminalità ambientale, corruzione e perdita di biodiversità.
La risoluzione è stata promossa da un gruppo di Paesi particolarmente esposti allo sfruttamento illegale delle risorse naturali, tra cui Brasile, Colombia, Perù e Repubblica Democratica del Congo.
La prima bozza arriverà nel 2028
Il voto di Vienna istituisce un comitato incaricato di negoziare il testo attraverso quattro sessioni di lavoro. L’obiettivo è arrivare a una prima bozza nell’ottobre 2028, da sottoporre alla successiva Conferenza delle Parti.
Tra le questioni ancora aperte figurano la definizione dei reati, gli obblighi di cooperazione tra autorità nazionali e le misure per tutelare le comunità danneggiate dalle attività criminali.
L’IUCN chiede inoltre che il futuro protocollo garantisca maggiore protezione ai popoli indigeni, alle comunità locali e a chi denuncia gli illeciti ambientali.
Per ora nessuna nuova norma internazionale è entrata in vigore. I Paesi hanno concordato di aprire un negoziato, ma dovranno ancora stabilire quali condotte perseguire e con quali strumenti. La prima verifica arriverà nel 2028, quando sarà possibile valutare quanto degli impegni assunti a Vienna sarà stato tradotto in disposizioni concrete.
