Il Nepal consolida il proprio ruolo tra i Paesi simbolo della conservazione della fauna selvatica. Secondo il nuovo Censimento nazionale delle tigri e delle prede 2026, presentato dal Ministero delle Foreste e dell’Ambiente in occasione della Giornata mondiale della tigre, nel Paese vivono oggi 429 tigri selvatiche. Sono 74 in più rispetto al censimento del 2022, quando erano 355, e quasi quattro volte i 121 esemplari censiti nel 2010.
Il risultato, diffuso dal governo nepalese e rilanciato dal Himalayan Times, rappresenta uno degli incrementi più significativi registrati negli ultimi anni a livello internazionale e conferma l’efficacia delle strategie di tutela messe in campo contro il bracconaggio e la perdita di habitat.
Dove vivono le tigri
La popolazione è concentrata soprattutto nelle principali aree protette del Paese. Il Parco nazionale di Chitwan ospita il numero più elevato di esemplari, con 145 tigri, seguito da Bardiya (112), Parsa (71), Banke (51) e Shuklaphanta (50). Rispetto al 2022 tutti i parchi registrano un aumento, ad eccezione di Bardiya, dove la popolazione è scesa da 125 a 112 individui.
Il censimento è stato realizzato tra dicembre 2025 e luglio 2026 dal Dipartimento dei Parchi nazionali e della Conservazione della fauna selvatica e dal Dipartimento delle Foreste e della Conservazione del suolo, con il supporto del National Trust for Nature Conservation (NTNC), del WWF Nepal e della Zoological Society of London. Per il monitoraggio sono state installate circa 1.100 fototrappole e oltre 250 operatori hanno effettuato rilievi sistematici nelle principali aree di presenza della specie.
Un modello per la conservazione
La crescita della popolazione di tigri è il risultato di anni di interventi coordinati tra istituzioni, comunità locali e organizzazioni impegnate nella tutela della biodiversità.
Il rappresentante del WWF Nepal, Ghana Shyam Gurung, ha definito il traguardo un “risultato collettivo in termini di conservazione”, spiegando, come riporta l’Himalayan Times, che il successo è stato possibile grazie alla leadership del governo, alla gestione delle foreste da parte delle comunità e alla collaborazione tra i diversi partner coinvolti.
Anche il WWF, in una nota diffusa dall’ANSA, parla di “uno dei più importanti successi di recupero di una specie in pericolo a livello globale“. L’organizzazione ricorda inoltre il lavoro svolto nella regione del Terai, dove oltre 5.000 famiglie sono state sostenute con recinzioni di protezione, ricoveri più sicuri per il bestiame, sistemi di allerta precoce e strumenti di sostegno economico per ridurre gli impatti della presenza delle tigri.
La nuova sfida è la convivenza
Secondo gli ambientalisti, le foreste del Nepal hanno una capacità di carico stimata in circa 400 tigri, un valore ormai superato dal numero di esemplari censiti.
Questo significa che aumenta il rischio di conflitti tra uomini e grandi felini, soprattutto nelle aree di confine tra le foreste e gli insediamenti umani. Attualmente 16 “tigri problematiche”, coinvolte in attacchi alle persone, ferite o recuperate nei pressi dei villaggi, sono ospitate in strutture dedicate a Chitwan, Bardiya, Banke e nello zoo centrale di Jawalakhel.
Per affrontare questa situazione il governo ha annunciato la realizzazione di un santuario di 52 ettari a Devnagar, nel distretto di Chitwan, destinato alla riabilitazione degli animali coinvolti nei conflitti e allo sviluppo di attività di ecoturismo.
Una specie ancora a rischio
Nonostante i risultati raggiunti, la tigre continua a essere classificata come specie in pericolo. A livello mondiale la popolazione è passata da circa 3.200 esemplari nel 2010 a 5.357 nel 2025. L’India resta il Paese con il maggior numero di tigri selvatiche, oltre 3.100, seguita dalla Russia; con i nuovi dati il Nepal supera invece l’Indonesia.
Per il WWF il prossimo obiettivo sarà rafforzare il coinvolgimento delle comunità locali, ampliare il monitoraggio sul territorio e migliorare i sistemi di allerta e risposta rapida. “Ora dobbiamo accelerare gli sforzi per mantenere questo slancio, collaborando con le comunità locali e garantendo un futuro in cui persone e tigri possano coesistere in sicurezza”, ha dichiarato Stuart Chapman, responsabile della Tigers Alive Initiative del WWF, citato dall’ANSA.
