Può un libro entrare in una tasca e invadere la mente e il cuore, riuscire a far respirare l’oppressione di una città distopica e al tempo stesso il vento tra le foglie, nei boschi liberi fuori dal Muro di cinta? La Casa editrice Iperborea, caratterizzata dall’elegante linea dei suoi volumi allungati, oltre che dall’attenta scelta dei temi, ha da pochi giorni pubblicato un libro affascinante: Le riforestatrici, dell’autrice canadese e attivista ambientale Gabrielle Filteau-Chiba.
È un libro che trascina il lettore a bordo di un furgone, tra le terre devastate di un mondo che ha subito la Sesta Estinzione, una guerra che ha distrutto i campi, i boschi, la Natura e reso pressoché sterile il Pianeta. In questo scenario, le riforestatrici portano avanti una rivoluzione silenziosa, tutta al femminile, per far crescere alberi veri, forti e sani in luogo di quelli che vivacchiano ai bordi delle città, superstiti quasi secchi e ingialliti, controllati da sensori affinché producano servizi ecosistemici, ma senza profumo, senza biodiversità, senza realmente essere vivi.
Questo è lo scenario di partenza dell’ultimo romanzo di un’autrice che dell’impegno per l’ambiente ha fatto la sua vocazione, trasferendosi nei boschi del Quebec per vivere a contatto con la Natura, rinunciando per diverso tempo a connessione internet ed elettricità per sperimentare davvero una vita scevra di tecnologia. Proprio qui ha dato alla luce la trilogia di Kamouraska, dal nome del fiume vicino al quale ha vissuto, i tre volumi Nella tana, Prede e la Terra che ci scorre nelle vene, in cui si intrecciano ecofemminismo, battaglia per la difesa e la tutela dell’ambiente e ricerca di una libertà primordiale, selvaggia, profonda, naturale.
Temi che nel nuovo romanzo Le Riforestatrici esplodono e si dipanano attraverso il rapporto tra Thalie, la giovane protagonista, e sua madre Sandrine, la riforestatrice che la introduce alla comunità di donne misteriose che svolgono questo lavoro rivoluzionario, in cui ci si riappropria della libertà negata da un Governo che controlla i propri cittadini con droni e robot. Una comunità in cui Thalie impara nuove parole – parole proibite, legate alla ricerca di libertà e autodeterminazione, cancellate dall’educazione dei più giovani perché ritenute sovversive, pericolose. E conosce realmente sua madre e la sua storia.
Quattromila alberi al giorno da piantare è il compito di ogni riforestatrice: che non mette a dimora solo un piccolo albero ma semina conoscenza, forza, rivoluzione contro un mondo iper tecnologico che ha causato, proprio lui, la distruzione della Natura. Un libro avvincente e sorprendente, che contiene infiniti temi, tra questi racconta bene le reti al femminile che hanno costituito nel tempo la forza delle donne, reti informali, reti anche rivoluzionarie nell’affermare di essere libere, di scegliere per sè e per il proprio corpo, dalla maternità, alla nascita, alla morte. E proprio questo, la maternità, la crescita, la percezione di sé in relazione alla Natura che accoglie e che genera, è uno degli argomenti più delicati che questo libro affronta: ritrovare il proprio battito cardiaco, la propria dimensione, la propria libertà mentale grazie al contatto con una Natura primigenia, in connessione con il lato più profondo e vero della propria anima.
Questo romanzo ha il merito di raccontare la sorellanza, attraverso la vita corale di una comunità femminile ed ecofemminista che sfida, per il benessere del Pianeta, le regole di un mondo post apocalittico in cui il controllo governativo abbraccia ogni cosa. Un libro che si colloca sulla scia delle suggestioni di una tradizione letteraria distopica dei grandi romanzi come 1984, di George Orwell, Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, o anche Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, ma che fa un passo avanti, legando indissolubilmente il ruolo delle donne nella società alla battaglia per l’ambiente e per la salvezza del Pianeta. Una battaglia che passa dai corpi, in cui anche la scelta della maternità diventa un atto rivoluzionario, ma anche una battaglia che passa per l’attesa, la cura, i piccoli gesti, la fatica del tempo, che lo sguardo delle donne sulla società ha sempre contenuto.
Un libro estremamente attuale, che si innesta in un dibattito pubblico sul panorama geopolitico attuale, che si confronta con scelte epocali riguardo le sorti del Pianeta: la riforestazione appunto è uno dei cardini che l’Europa ha individuato per lavorare sulla resilienza e resistenza dei nostri ecosistemi agli effetti del cambiamento climatico. Una sfida affidata alle città, in primis alle metropoli: si stima infatti che al 2050 in tutto il mondo ospiteranno circa il 70% degli abitanti. Un dato che determina la necessità di intensificare il verde per renderle sostenibili, accoglienti e sane.
Questo libro ci fa intravedere uno scenario distopico, se non agiamo per difendere il Pianeta. Uno scenario in cui saranno le donne a salvarci.
