30 Luglio 2026
/ 29.07.2026

Vehicle-to-Grid, la vecchia promessa dell’auto che ricarica la rete torna d’attualità

Se ne parla da anni come della tecnologia che avrebbe trasformato ogni auto elettrica in una mini centrale mobile. Rimasta finora un caso di nicchia, la ricarica bidirezionale torna ora al centro dei piani di Volkswagen, Ford, Nissan e altri costruttori

Il Vehicle-to-Grid (V2G) è una di quelle idee che il settore dell’auto elettrica promette da almeno un decennio: usare le batterie dei veicoli, quando sono parcheggiati, come piccoli accumulatori diffusi capaci di assorbire l’energia rinnovabile in eccesso e restituirla alla rete nei momenti di maggiore domanda. Fino a oggi è rimasta soprattutto una sperimentazione, frenata da costi elevati, standard tecnici non uniformi e un numero di veicoli compatibili troppo esiguo per fare la differenza.

Qualcosa, però, sta cambiando. Il sistema elettrico europeo affronta oggi una fase più delicata rispetto a qualche anno fa: la produzione da fonti rinnovabili è cresciuta, ma con essa sono aumentate anche le difficoltà nel gestire una rete alimentata da fonti intermittenti come sole e vento. È in questo contesto che diversi costruttori stanno tornando a investire sulla ricarica bidirezionale, con offerte commerciali più concrete rispetto al passato.

Dalla batteria dell’auto all’energia della casa

Il principio del Vehicle-to-Grid è semplice: quando l’auto è collegata alla rete può accumulare elettricità nelle ore in cui la domanda è più bassa e restituirla quando il sistema ne ha bisogno. La batteria del veicolo diventa così una riserva energetica distribuita sul territorio.

L’applicazione più immediata riguarda la sicurezza domestica. Un’auto elettrica dotata di questa tecnologia può alimentare alcuni dispositivi essenziali durante un’interruzione di corrente: frigoriferi, illuminazione, pompe, apparecchiature mediche. La durata dipende dalla capacità della batteria e dai consumi dell’abitazione, ma in alcuni casi può arrivare a coprire più giorni.

Negli Stati Uniti Ford ha sviluppato sistemi che consentono ad alcuni modelli elettrici e ibridi plug-in di collegarsi direttamente all’impianto domestico attraverso un adattatore e un interruttore di trasferimento. “La fonte di energia è già di loro proprietà, si trova nel loro vialetto di casa”, ha spiegato Amanda Roraff, responsabile dell’accelerazione del business dei servizi energetici e di rete di Ford, citata da Euronews/AP.

Perché oggi il V2G serve più di ieri

Il potenziale più rilevante riguarda però la gestione della rete. Con l’aumento di fotovoltaico ed eolico, il sistema elettrico deve affrontare sempre più spesso momenti in cui viene prodotta più energia di quella richiesta. Senza adeguati sistemi di accumulo, parte di questa elettricità può andare persa.

In Germania, nel 2024, circa 9.374 GWh di energia rinnovabile sono stati sprecati perché non utilizzabili dalla rete nel momento della produzione, secondo i dati riportati da Euronews. Una quantità che, secondo la stessa analisi, sarebbe sufficiente ad alimentare circa tre milioni di veicoli elettrici per un anno.

Uno studio della Fraunhofer Society, commissionato da Transport & Environment, ha stimato che un sistema Vehicle-to-Grid pienamente sviluppato in Europa potrebbe ridurre i costi del sistema energetico fino a 22 miliardi di euro all’anno entro il 2040, grazie a minori esigenze di potenziamento della rete e a un uso più efficiente dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

Dalla sperimentazione al mercato: i costruttori ci riprovano

Dopo anni di progetti pilota e annunci rimasti spesso senza seguito, il V2G sta entrando progressivamente nella fase commerciale. Volkswagen, attraverso il marchio energetico Elli, sta preparando in Germania un’offerta che integra veicolo elettrico, contatore intelligente, caricatore bidirezionale e tariffa energetica.

Secondo l’azienda, in condizioni favorevoli i proprietari potrebbero ottenere tra 700 e 900 euro all’anno lasciando che la batteria venga utilizzata per contribuire all’equilibrio della rete durante le ore di sosta.

“La mobilità elettrica può esprimere appieno il suo potenziale solo se risulta anche economicamente vantaggiosa per i nostri clienti”, ha dichiarato Martin Sander, membro del consiglio di amministrazione Volkswagen responsabile di vendite e marketing, citato da Euronews/AP.

Anche altri gruppi industriali stanno sviluppando soluzioni simili. Nissan ha annunciato un servizio di ricarica bidirezionale nel Regno Unito, mentre Hyundai Motor Company e Kia hanno avviato progetti nei Paesi Bassi. Mercedes-Benz ha invece annunciato soluzioni V2G per alcuni modelli elettrici attraverso una collaborazione con The Mobility House.

Gli stessi ostacoli di sempre, ma forse più vicini a essere superati

Il limite principale resta la diffusione. Oggi solo un numero ridotto di modelli elettrici supporta la ricarica bidirezionale completa e l’installazione delle apparecchiature necessarie può richiedere investimenti superiori rispetto a una normale colonnina domestica.

Restano inoltre questioni tecniche e regolatorie note da tempo: le connessioni devono essere autorizzate dai fornitori energetici e i produttori stanno ancora valutando gli effetti dei cicli aggiuntivi di carica e scarica sulla durata delle batterie. Sono gli stessi nodi che per un decennio hanno tenuto il Vehicle-to-Grid nella fase sperimentale: la differenza, oggi, è che a provare a scioglierli sono per la prima volta grandi costruttori con offerte commerciali reali, non solo progetti pilota.

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