Le ali sembrano immobili, ma il torace vibra fino a trecento volte al secondo. Aggrappato a un fiore, un bombo che ronza sta compiendo uno degli sforzi più intensi e dispendiosi della sua vita. A misurarlo è uno studio pubblicato nel maggio 2026 sulla rivista scientifica Royal Society.
Il ronzio che libera il polline
Quel ronzio è una tecnica chiamata “sonicazione floreale“, o buzz pollination: alcune specie di api fanno vibrare il corpo per liberare il polline da fiori che lo trattengono in antere chiuse (le piccole sacche dove si forma e si conserva il polline). Questa strategia è utilizzata da oltre cinquecento specie ed è fondamentale anche per colture comuni come pomodori, melanzane e mirtilli.
Finora nessuno aveva quantificato con precisione il costo energetico di questo comportamento. Ci sono riusciti i ricercatori Natacha Rossi, Mario Vallejo-Marín ed Elizabeth Nicholls, delle Università del Sussex e di Uppsala, osservando il comportamento di Bombus terrestris, il bombo comune presente anche nei giardini italiani.
Gli studiosi hanno analizzato 260 eventi di sonicazione e oltre duecento decolli, misurando in tempo reale vibrazioni e consumo di ossigeno. Il risultato più sorprendente è che un singolo ronzio floreale costa quasi quanto prende il volo. In entrambi i casi l’ape spende circa 0,10 joule: un valore minimo in assoluto, ma enorme per un insetto di pochi grammi.
Durante la sonicazione il metabolismo del bombo raggiunge livelli oltre trenta volte superiori a quelli del riposo. Il volo consuma leggermente più energia al secondo, ma il ronzio dura più a lungo: alla fine il bilancio energetico si equivale. E dal momento che un’ape può ripetere l’operazione decine di volte nella stessa uscita, il costo complessivo diventa significativo.
Energia, comportamenti e clima
Lo studio mostra anche un altro aspetto spesso ignorato. Dopo aver liberato il polline, il bombo deve ripulire il proprio corpo e accumulare i granuli nelle “cestelle” sulle zampe posteriori prima di poter ripartire. Un lavoro supplementare che aumenta ulteriormente la spesa energetica.
Secondo i ricercatori, questo potrebbe influenzare le strategie di foraggiamento. Molte piante che richiedono la sonicazione offrono solo polline e non nettare: per recuperare energia, le api potrebbero alternare queste visite con soste su fiori ricchi di zuccheri.
Un altro dato interessante riguarda il peso dell’insetto. Non conta tanto la dimensione dell’ape, quanto la massa corporea al momento del volo: un bombo già carico di polline e nettare consuma di più a ogni ronzio e a ogni decollo.
Capire questi meccanismi è importante anche alla luce dei cambiamenti climatici. Siccità e aumento delle temperature riducono infatti quantità e qualità del nettare disponibile. In ecosistemi con meno risorse, ogni visita floreale diventa più dispendiosa dal punto di vista energetico. Questo potrebbe modificare il comportamento degli impollinatori e, di conseguenza, l’equilibrio delle colture e degli ecosistemi da cui dipende anche una parte rilevante della nostra alimentazione.
