14 Luglio 2026
/ 14.07.2026

L’estate infinita di Roma

Temperature al suolo fino a 45 °C in gran parte della città e punte vicine ai 60 sull’asfalto: la fotografia di Legambiente sul caldo urbano rilancia il tema dell’adattamento climatico

Alla fermata dell’autobus l’asfalto arriva a sfiorare i 60 gradi. Basta attraversare la strada e raggiungere un tratto protetto dall’ombra perché la temperatura superficiale si abbassi di circa trenta gradi. L’immagine più efficace della Roma estiva parte da qui, dai pochi metri di distanza che separano uno spazio ostile da uno semplicemente vivibile. La campagna “Che caldo che fa” di Legambiente consegna alla Capitale una fotografia che va oltre l’emergenza delle ondate di calore: racconta una città in cui il clima segue la distribuzione del verde, la qualità dello spazio pubblico e le scelte urbanistiche accumulate nel tempo.

I numeri ci raccontano, per l’ennesima volta, che il caldo estremo sta diventando una condizione stabile. Tra il 2015 e il 2025 l’80% dei quartieri romani ha registrato, durante l’estate, temperature medie diurne al suolo comprese tra 40 e 45 gradi, mentre il 12% ha superato i 45 gradi. Dal 1960 la temperatura media della città è aumentata di 2,66 gradi. Crescono anche il numero delle notti tropicali e le ondate di calore. Roma, ricorda Legambiente, è anche il Comune italiano con il maggior numero di eventi climatici estremi censiti dall’Osservatorio Città Clima.

La geografia del caldo

La crisi climatica colpisce tutti, ma non ovunque allo stesso modo. Il monitoraggio individua nell’Alessandrino il quartiere più esposto. Qui la scarsità di alberature, la manutenzione insufficiente del verde e la forte presenza di superfici impermeabili alimentano l’effetto isola di calore. Su 53 luoghi monitorati, tra fermate del trasporto pubblico, scuole, uffici e servizi, circa il 70% risulta completamente esposto al sole nelle ore centrali della giornata. Il risultato emerge con evidenza davanti alla fermata dell’autobus, dove manca perfino una pensilina, ma anche nei parchi e lungo i percorsi pedonali quotidiani.

Lo stesso monitoraggio dimostra quanto gli alberi rappresentino un’infrastruttura urbana prima ancora che un elemento di arredo. Davanti all’ufficio postale il filare alberato mantiene l’asfalto sotto i 30 gradi. All’ingresso della scuola primaria Marconi le superfici ombreggiate restano sotto i 40 gradi, mentre quelle esposte superano i 56. Differenze che incidono direttamente sulla possibilità di utilizzare uno spazio pubblico durante le ore più calde della giornata.

Verde e manutenzione fanno la differenza

Anche il verde, però, ha bisogno di cura. Nei parchi dell’Alessandrino il terreno secco e le aree poco ombreggiate raggiungono temperature simili a quelle dell’asfalto. Al Parco Francesco Bonafede la pavimentazione dell’area fitness supera i 74 gradi, mentre la fontanella dell’Acquedotto Alessandrino registra appena 25 gradi ma resta circondata da ristagni d’acqua e degrado, perdendo gran parte del proprio potenziale come rifugio climatico. Il messaggio è chiaro: il raffrescamento urbano dipende dalla presenza del verde, ma anche dalla sua manutenzione e dalla qualità dello spazio pubblico.

Per Legambiente serve un cambio di passo. L’associazione chiede al Governo di finanziare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e di definire una strategia dedicata ai rifugi climatici urbani. Al Comune di Roma propone interventi di depavimentazione, rigenerazione dei suoli, manutenzione straordinaria del patrimonio arboreo, nuovi attraversamenti pedonali ombreggiati, infrastrutture blu e una gestione più efficace del verde. Alla Regione Lazio viene invece chiesta la realizzazione del Parco fluviale del Tevere.

“La mancanza di ombra o di superfici riflettenti”, dicono Maria Teresa Imparato, responsabile Giustizia climatica di Legambiente, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, “può far persistere temperature elevate anche nelle ore serali, contribuendo alla formazione delle notti tropicali”. Per questo, aggiungono, il Piano caldo annunciato da Roma dovrà tradursi rapidamente in interventi concreti sul territorio.

L’adattamento climatico, insomma, ha ormai smesso di essere un tema riservato agli addetti ai lavori. Si misura nella possibilità di attendere un autobus, attraversare una piazza, accompagnare un figlio a scuola o sostare in un parco senza affrontare superfici roventi. Roma dispone degli strumenti per invertire la rotta, ma il tempo delle analisi si sta rapidamente consumando. Ogni estate aggiunge qualche grado al termometro e rende sempre più evidente che la qualità della vita urbana dipende anche dall’ombra di un albero.

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