14 Luglio 2026
/ 14.07.2026

Le auto a fine vita diventano materia prima

Ogni anno 3,5 milioni di veicoli spariscono dai registri europei tra export elusivi e demolizioni illegali. Il nuovo Regolamento UE sui veicoli fuori uso prova a chiudere il cerchio. E in Italia debutta ELV Italia, il primo consorzio dedicato al fine vita delle automobili

C’è un paradosso che pesa sulla transizione europea: il continente spende energie diplomatiche ed economiche per assicurarsi litio, rame, alluminio e terre rare da Paesi lontani – e spesso geopoliticamente scomodi – mentre lascia evaporare una gigantesca miniera urbana parcheggiata sotto casa. Le automobili arrivate a fine corsa sono piene di acciaio, rame, platino e, con le prime generazioni di elettriche in via di pensionamento, anche di litio, cobalto e nichel. Eppure ogni anno circa 3,5 milioni di veicoli escono dalle strade e dai registri dell’Unione senza passare dai canali ufficiali: finiscono esportati come finto usato verso Africa, Medio Oriente e Asia, oppure smontati e smaltiti fuori da ogni regola, con pezzi pregiati rivenduti online e il resto abbandonato.

Le nuove regole europee

Il Regolamento UE sui veicoli fuori uso, appena approvato in via definitiva, prova a invertire la rotta. Il principio cardine è la responsabilità estesa del produttore: chi immette un’auto sul mercato deve farsi carico dell’intero ciclo di vita, non solo della fase d’uso. I nuovi veicoli andranno progettati fin dall’inizio per essere smontati e recuperati. Arriva un passaporto digitale di circolarità e si stringono i controlli sull’export dei mezzi non più idonei a circolare. Sul fronte dei materiali, entro sei anni la plastica delle auto nuove dovrà contenere almeno il 15% di riciclato, quota che salirà al 25% in dieci anni, con un quinto proveniente proprio da vecchi veicoli. Restano confermati i target di riutilizzo e riciclo dell’85% e di recupero del 95% del peso medio. La posta in gioco è enorme: dei 286 milioni di mezzi che circolano nell’Unione, ogni anno 6,5 milioni arrivano a fine vita.

L’Italia e il nodo del fluff

La filiera italiana parte da una buona base, ma zoppica. Secondo i dati ISPRA riferiti al 2023, il reimpiego e riciclo raggiunge l’85,8% del peso medio del veicolo, sopra la soglia minima; il recupero totale, però, si ferma all’86%, lontano dal 95% richiesto. Il collo di bottiglia è il fluff, il residuo leggero della rottamazione che altrove viene valorizzato energeticamente e da noi finisce ancora in discarica. Anche i volumi calano: circa 970.000 tonnellate trattate negli impianti di demolizione, il 4% in meno rispetto al 2022.

Nasce ELV Italia

È in questo scenario che debutta ELV Italia, il primo consorzio nazionale dedicato al fine vita delle automobili, promosso dai Consorzi Cobat forti dell’esperienza maturata su RAEE, pile e pneumatici. La promessa: governance trasparente, piattaforme digitali per tracciare i flussi, una rete industriale di autodemolitori su scala nazionale e costi contenuti, 40 centesimi per ogni auto rottamata. Per il presidente Claudio De Persio il nuovo Regolamento è un passaggio storico e “la fase dell’attesa è terminata”: gli obblighi normativi possono trasformarsi in occasione di innovazione e competitività. Anche perché, con 70 auto ogni 100 abitanti, l’Italia ha una delle miniere più ricche d’Europa. Basta smettere di buttarla via.

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