19 Ottobre 2026
/ 19.10.2026

Borneo in fiamme: la torba brucia e gli oranghi restano senza foresta

Il fumo degli incendi indonesiani soffoca il Sud-est asiatico: 277 mila malati di infezioni respiratorie, scuole chiuse in Malesia, migliaia di voli coinvolti. Nel Kalimantan le fiamme hanno invaso l’habitat degli oranghi, già in pericolo critico

Si chiamava Sempurna, in indonesiano “perfetto”. Era un orango maschio ed è morto il 30 agosto a Ketapang, nel Kalimantan Occidentale. L’autopsia ha trovato nei polmoni danni compatibili con l’esposizione al fumo. Non è stato raggiunto dalle fiamme: lo ha ucciso l’aria che respirava. La sua storia, raccontata da Mongabay, è il simbolo di una stagione degli incendi che da mesi stringe il Borneo indonesiano in una morsa.

Una stagione fuori controllo

Già a metà agosto il ministero delle Foreste contava 202 mila ettari di foreste e terreni bruciati in tutta l’Indonesia. Nei primi sei mesi dell’anno la superficie colpita era già più che raddoppiata rispetto allo stesso periodo del 2023 (+110%). Il Kalimantan Occidentale era la provincia più colpita. Nel solo Parco Nazionale Gunung Palung, uno dei rifugi storici degli oranghi, sono andati in fumo circa 9.055 ettari: un’area che storicamente ospitava circa 2.500 oranghi. A spingere i roghi è un El Niño eccezionalmente forte, che ha reso la stagione secca più calda e arida e che potrebbe protrarsi fino al 2027.

Il fuoco nascosto nelle torbiere

Il clima, però, è solo un acceleratore. Le cause sono anche altre: deforestazione per piantagioni e miniere, uso del fuoco per ripulire i terreni e canali di drenaggio scavati nelle torbiere per coltivare palma da olio. Una torbiera sana è una spugna d’acqua; prosciugata, diventa combustibile. Il governo ha sospeso la licenza dell’azienda Mayawana Persada e indaga su 19 società.

Una nube che non conosce confini

Il ministero della Salute indonesiano ha registrato circa 277 mila persone colpite da infezioni respiratorie acute legate agli incendi. Il fumo ha attraversato le frontiere: la Malesia ha chiuso le scuole nel Sarawak, poi in Johor e a Kuala Lumpur, mentre a Singapore la qualità dell’aria è scesa a livelli non salutari. In Indonesia circa 2.400 voli sono stati colpiti dalla foschia. Il Centre for Research on Energy and Clean Air stima che l’inquinamento da incendi abbia causato oltre 1.700 morti nella regione.

Oranghi accerchiati

Per gli oranghi del Borneo il conto è pesantissimo. Tra giugno e fine agosto il 78,5% dei focolai rilevati sull’isola si trovava nel loro habitat, secondo l’analisi satellitare di Geopix. “Gli oranghi non possono più andare da nessuna parte. Ci sono incendi ovunque e sono circondati”, ha raccontato a Mongabay Mohammad Taufik Hidayat, dell’organizzazione Sangga Bumi Lestari. Nel paesaggio di Sungai Paduan, a metà settembre, era già bruciato il 49% del territorio. “Gli oranghi stanno fuggendo da queste foreste. È semplicemente orribile”, ha detto alla stessa testata la primatologa Cheryl Knott della Boston University. Nel Kalimantan Occidentale l’ONG YIARI e le autorità locali hanno evacuato 51 animali da agosto, e otto oranghi soccorsi sono stati trasferiti in una foresta protetta. Il ministero delle Foreste parla di circa 96 salvataggi in tutto il Kalimantan negli ultimi mesi; l’ultimo ha riguardato un maschio di 20 anni nel villaggio di Hampangen, nel Kalimantan Centrale.

La difesa dell’ultima foresta

Alla stazione di ricerca Cabang Panti, dentro Gunung Palung, oltre 40 persone hanno tagliato una linea tagliafuoco e improvvisato un sistema di irrigazione per fermare le fiamme, che sono arrivate a circa 200 metri da un’altra base, la stazione Rangkong. È una difesa coraggiosa, ma da sola non basta: finché le torbiere continueranno a essere prosciugate, ogni nuovo El Niño troverà il Borneo pronto a bruciare.

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