Il simbolo della Cop17 è una farfalla blu, la Polyommatus eriwanensis, che vive solo in Armenia e in nessun altro luogo al mondo. Gli organizzatori l’hanno scelta per ricordare che la biodiversità è prima locale e poi globale. A Yerevan, fino al 30 ottobre, quasi tutti i Paesi del mondo devono dire quanto sia stato fatto, a quasi quattro anni dall’accordo che doveva proteggerla.
È il primo bilancio collettivo del Quadro di Kunming-Montreal, l’intesa del 2022 con 23 obiettivi da raggiungere entro il 2030. Prima del vertice, riuniti a Nairobi, i Paesi hanno ammesso di essere in ritardo su ciascuno di essi. Il precedente non incoraggia: la Cop16 di Cali, in Colombia, si è chiusa in modo caotico e ha richiesto un altro round di colloqui a Roma.
Dove siamo
Circa il più noto degli obiettivi, il “30×30”, che chiede di proteggere almeno il 30% di terre e mari entro il 2030, siamo indietro su entrambi i fronti. Tra gli altri impegni ci sono il ripristino di almeno il 30% degli ecosistemi degradati e il dimezzamento dello spreco alimentare.
Sulla riforma di 500 miliardi di dollari l’anno di sussidi dannosi per la natura, tra cui agevolazioni fiscali ai combustibili fossili e sostegno alla deforestazione per l’agricoltura, i governi hanno fatto quasi nulla. L’ostacolo principale è il denaro. Gli Stati Uniti, che non aderiscono alla Convenzione, finanziavano la conservazione attraverso l’USAID, l’agenzia federale per gli aiuti allo sviluppo, smantellata dall’amministrazione Trump: dal 1° luglio 2025 gli aiuti esteri sono passati al Dipartimento di Stato. Hanno ridotto i fondi anche il Regno Unito e altri Paesi europei. Secondo il WWF, il divario annuale tra fondi necessari e disponibili è quasi raddoppiato dal 2020, fino a raggiungere 1.317 miliardi di dollari nel 2026.
Il segnale più chiaro viene dal Cali Fund, lanciato nel 2025 per far contribuire le aziende che traggono vantaggio dalle risorse genetiche conservate in natura. L’obiettivo è un miliardo di dollari l’anno. All’apertura della Cop17, lunedì 19 ottobre, erano stati ricevuti impegni per 10.656 dollari. Il Guardian lo definisce un fondo praticamente vuoto. La Dichiarazione di Yerevan, adottata il 16 ottobre al vertice dei leader, ammette che le azioni finora intraprese non bastano.
L’Italia a che punto è
L’Italia arriva alla Cop17 con il 21,7% del territorio terrestre e l’11,6% delle acque marine tutelati, secondo i dati ISPRA richiamati dal WWF. L’associazione parla di una tutela spesso solo formale e chiede più aree protette, soprattutto in mare, e una gestione più efficace di quelle esistenti, con personale, piani e controlli.
Anche gli strumenti nazionali sono in ritardo. La Strategia per la biodiversità 2030, adottata nell’agosto 2023, ha avuto il programma attuativo solo il 26 febbraio 2026. La bozza del Piano nazionale di ripristino della natura, inviata alla Commissione europea il 25 settembre, secondo il WWF non indica obiettivi quantitativi nazionali né le risorse necessarie. Preoccupano anche le modifiche dell’ultimo momento sugli ecosistemi urbani.
