Nel 2025 in Italia sono stati messi a dimora quasi 3,7 milioni tra alberi e arbusti, il 17% in più dell’anno prima. Lo racconta l’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale di Legambiente e AzzeroCO2, che attribuisce a queste piante un valore, in termini di ecoservizi, pari a 28 milioni di euro l’anno tra ombra, aria più pulita e acqua trattenuta durante i temporali.
Chi pianta e chi aspetta
Il primato va per il terzo anno al Trentino-Alto Adige, dove si ripiantano i boschi abbattuti dalla tempesta Vaia nel 2018 e colpiti dal bostrico, un insetto che attacca l’abete rosso. Al secondo posto sale per la prima volta la Sicilia. Nel 2022 il podio era tutto del Nord: a cambiare la mappa è stato il PNRR, che ha portato risorse dove il verde ne vedeva poche. Tra le città guidano Torino e Roma, mentre Catania ha completato in una sola stagione lavori fermi da tre anni.
Nove Regioni, da Abruzzo a Molise, non hanno finanziato nuovi impianti. Dietro i numeri ci sono cantieri. A Bari, nel quartiere San Paolo, 500 piante di bagolaro, pino e carrubo hanno preso il posto di un lotto abbandonato, stretto tra due strade trafficate. A Enego, sull’altopiano di Asiago, si è ricostruito un bosco di 30 ettari spazzato via da Vaia e dal bostrico, con larici e faggi scelti perché reggano un clima che cambia. A Milano, a Boscoincittà, parco nato nel 1974, sono arrivati altri 700 alberi tra farnie, carpini e aceri.
Il giorno dopo la piantagione
Un albero appena messo a dimora è fragile. Ha bisogno di acqua, di controlli e di rimpiazzi per le piante che non attecchiscono. Cinque anni di cura erano un requisito del bando PNRR. I cantieri si sono chiusi il 30 giugno 2026, e a quella scadenza non è seguito nessun fondo stabile per la manutenzione.
Antonio Nicoletti, di Legambiente, ricorda che un albero giovane diventa foresta urbana solo “se qualcuno se ne prende cura per i vent’anni successivi”. Senza risorse, avverte, buona parte dell’investimento “seccherà nel giro di poche estati”. L’estate appena finita è stata la più calda in Italia dal 1950, con una media nazionale di 24,3 gradi: un test severo per piante giovani, che con radici ancora corte faticano a trovare acqua.
Cosa chiedono la legge e l’Europa
La legge sul verde urbano, del 2013, obbliga i Comuni a censire gli alberi pubblici ma non fissa obiettivi da raggiungere né sanzioni per chi non li rispetta, tranne che per gli esemplari monumentali. L’Europa alza l’asticella: entro il 2030 le città non dovranno avere meno spazi verdi rispetto al 2024.
Per Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2, il verde pubblico “deve entrare nella programmazione ordinaria”, finanziato come ogni altro servizio essenziale.
