Il caldo non si ferma più alla superficie. È questo il messaggio del rapporto “Mare Caldo“, con cui Greenpeace monitora dal 2019 lo stato di salute dei fondali insieme al DISTAV dell’Università di Genova, all’OGS e all’Università di Urbino. I dati del 2025 arrivano da quattordici stazioni distribuite lungo le coste, tredici delle quali all’interno di Aree Marine Protette.
Copernicus ricorda che il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale, con un’anomalia di 1,48 gradi rispetto all’era preindustriale. Nel Mediterraneo alcune zone hanno superato i 200 giorni di ondate di calore marine e temperature superficiali fino a 2,5 gradi sopra la media. Ma il dato più preoccupante è un altro: il calore è sceso in profondità, e i termometri subacquei lo hanno rilevato fino a 40 metri.
Sardegna e Sicilia le aree più colpite
L’anomalia superficiale più alta, 3,5 gradi oltre la soglia, si è registrata in Sardegna, all’Asinara, durante un’ondata di calore lunga 41 giorni tra la fine di maggio e luglio. Poco distanti i valori di Capo Carbonara e Tavolara (3,46 gradi), mentre in Sicilia spiccano Capo Milazzo (2,94) e il Plemmirio (2,71). Spinto dal vento che rimescola la colonna d’acqua, il calore accumulato in estate è penetrato verso il basso: a 30-40 metri di profondità sono stati toccati i 25 gradi, un livello di forte stress per gli organismi che vivono aggrappati alle rocce.
Gorgonie e coralli sotto stress
I monitoraggi biologici, condotti all’Isola d’Elba, all’Asinara e a Torre Guaceto, raccontano cosa significa tutto questo per la vita sottomarina. Ovunque sono comparsi segni di necrosi o sbiancamento sulle specie più fragili, come la gorgonia gialla Eunicella cavolini e il corallo Cladocoracaespitosa. Nel frattempo avanzano gli organismi che amano le acque calde, tra cui l’alga aliena Caulerpa cylindracea. L’analisi del DNA ambientale, che individua le specie dalle tracce genetiche lasciate in acqua, ha rivelato ulteriori presenze aliene invisibili a occhio nudo, dal Sargassumthunbergii alla Phallusia nigra.
Il campanello d’allarme più forte suona all’Isola d’Elba, l’unica stazione della rete priva di protezione. Qui il confronto tra sei anni di dati mostra un peggioramento costante: colonie che si riducono, organismi sempre più stressati, gorgonie come Eunicella cavolini e Paramuricea clavata in evidente difficoltà. Un declino che i ricercatori collegano alle anomalie termiche persistenti registrate nel 2023 e nel 2024.
Le aree protette non bastano
I dati confermano che le Aree Marine Protette aiutano gli ecosistemi a resistere, ma nessuna zona è ormai al sicuro. Le anomalie termiche, spiega Valentina Di Miccoli, campaigner Mare di Greenpeace Italia, raggiungono ormai gli habitat più profondi e incidono sulla salute del mare anche dove vige la tutela: da sola non basta, serve una drastica riduzione delle emissioni di gas serra.
