15 Luglio 2026
/ 15.07.2026

Yaguara, il giaguaro che ha lasciato la gabbia per la libertà

È il primo esemplare allevato in cattività reintrodotto in natura nel Paese. Un'operazione da 120mila dollari che riapre il dibattito su come proteggere la specie più braccata al mondo

A giugno una femmina di giaguaro ha lasciato una gabbia d’acciaio sulle rive di un fiume nel parco nazionale Noel Kempff Mercado, in Bolivia, e si è allontanata nella foresta. Si chiama Yaguara, aveva otto mesi quando è rimasta orfana durante gli incendi del 2024, i peggiori mai registrati nel Paese, che bruciarono oltre il 10% del territorio. È il primo giaguaro riabilitato in cattività a tornare libero in Bolivia. Lo racconta un reportage del Guardian firmato da Douwe den Held.

Due anni in una riserva da 1.000 ettari

Yaguara è cresciuta ad Ambue Ari, riserva da 1.000 ettari della Comunidad Inti Wara Yassi (Ciwy), tra pascoli e animali salvati che non possono più tornare in natura. Per prepararla al rilascio, lo staff ha costruito un recinto di 10.000 metri quadrati con piscina, costato 80mila dollari, due terzi della spesa totale dell’operazione, salita a 120mila. Le prede entravano spontaneamente nel recinto; le fototrappole hanno documentato oltre 600 interazioni con un giaguaro maschio selvatico, segno di comportamento riproduttivo attivo.

Un Paese che perde 61 giaguari all’anno

In Bolivia i bracconieri uccidono in media 61 giaguari l’anno, il numero più alto al mondo: denti e altre parti del corpo alimentano soprattutto il mercato cinese. Nel 2024 il Paese è diventato il secondo al mondo per deforestazione dopo il Brasile, spesso per incendi appiccati per liberare terreno ad agricoltura e allevamento. Il giaguaro è classificato come quasi minacciato nella Lista Rossa dell’IUCN a livello globale e come vulnerabile in Bolivia, dove, secondo il ricercatore Damián Rumiz del Museo di Storia Naturale Noel Kempff Mercado, è in corso una discussione per riclassificarlo come specie in pericolo.

La riabilitazione resta un’eccezione

Su 18 Paesi americani dove vive il giaguaro, solo pochi sono riusciti a reintrodurre esemplari cresciuti in cattività: tra i casi riusciti, il progetto di Rewilding Argentina nelle zone umide dell’Iberá. La maggioranza dei giaguari salvati resta invece in recinto per sempre: è il caso di Kusiy, ospite di Ambue Ari, tenuto da cucciolo come animale domestico e ormai troppo abituato agli esseri umani per sopravvivere da solo. Gli esemplari assuefatti alla presenza umana, ha spiegato Rumiz al quotidiano inglese, tendono a non evitare le zone abitate e in alcuni casi vengono uccisi dopo il rilascio, soprattutto se hanno già attaccato bestiame.

Risorse limitate, priorità da discutere

Proprio i costi dividono la comunità conservazionista. Rumiz osserva che finanziare ranger, fototrappole e protezione in situ garantirebbe risultati più solidi rispetto all’allevamento e al rilascio di un singolo esemplare, specie in un’area come Noel Kempff Mercado dove la popolazione locale è già numerosa e sana. Il Ciwy replica che il rilascio arricchisce la diversità genetica della specie e amplia le conoscenze scientifiche.

Il biologo Iván Márquez, che coordina il monitoraggio satellitare di Yaguara, definisce l’operazione una restituzione dovuta ad animali sottratti al proprio habitat, e prevede costi più bassi per le prossime reintroduzioni, potendo riutilizzare il recinto già costruito.

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