19 Marzo 2026
/ 19.03.2026

Crediti di carbonio, la rinascita passa dai territori

Come spiega Daniele Pernigotti, Ceo di CEO di Aequilibria e Chair del comitato tecnico europeo CEN/TC 467 sul cambiamento climatico, in Veneto nasce una filiera corta del carbonio che punta su trasparenza, economia reale e rigenerazione ambientale

Dove nel 2018 si è consumato uno dei disastri ambientali più gravi degli ultimi anni, oggi prende forma un possibile modello di futuro. La tempesta Vaia ha abbattuto milioni di alberi nel Nord-Est, devastando oltre 12.000 ettari di foreste solo in Veneto e causando danni per circa 3 miliardi di euro. Una ferita ancora visibile, ma che ora può diventare un punto di ripartenza.

Il recupero di quelle aree, infatti, non è più soltanto una questione ambientale o paesaggistica. Può trasformarsi in un tassello della nuova economia del carbonio, generando crediti certificati legati alla capacità delle foreste di assorbire CO₂. Un passaggio che cambia la prospettiva: la ricostruzione diventa anche investimento, e il territorio torna al centro.

Un mercato da ricostruire

Il tempismo non è casuale. Il mercato dei crediti di carbonio, dopo anni di crescita, sta attraversando una fase delicata. Il crollo del valore nel segmento spot – oltre il 75% in meno fino a circa 500 milioni di dollari nel 2024 – ha messo in evidenza i limiti di un sistema poco trasparente.Troppi passaggi intermedi, progetti difficili da verificare, benefici ambientali spesso opachi. La conseguenza è stata una perdita di fiducia che ha colpito l’intero settore.

Eppure qualcosa si muove. Gli accordi diretti per la rimozione certificata del carbonio hanno superato i 7 miliardi di dollari nel 2025. Le imprese continuano a investire, ma chiedono garanzie: sapere dove vanno i soldi, cosa finanziano e quali risultati producono.

Filiera corta e trasparenza: la proposta italiana

È su questo cambio di paradigma che si inserisce CambiaMenti, il progetto presentato al 3° European Carbon Farming Summit di Padova da Daniele Pernigotti, CEO di Aequilibria e Chair del comitato tecnico europeo CEN/TC 467 sul cambiamento climatico. L’obiettivo è costruire una filiera locale dei crediti di carbonio, in cui produzione e acquisto avvengano nello stesso contesto geografico.

Un modello che punta a ridurre le distanze – fisiche e informative – tra chi genera i crediti e chi li acquista. Le imprese possono così conoscere direttamente i proprietari forestali, gli agricoltori e i gestori del territorio coinvolti nei progetti, verificando in modo concreto gli interventi realizzati.

“CambiaMenti è un progetto pilota su scala locale del CRCF, realizzato in parallelo alla fase di attuazione del Regolamento europeo”, commenta Daniele Pernigotti. “Mette intorno allo stesso tavolo tutte le parti interessate della filiera dei crediti di carbonio, consentendo un rapporto diretto tra produttori e acquirenti. Ne deriva la creazione di una maggiore trasparenza e fiducia sull’intero processo e la possibilità di un vantaggio economico per tutte le parti coinvolte, eliminando il complesso sistema di intermediazione dei crediti”.Il riferimento è al Carbon Removal Certification Framework, il sistema europeo che dal 2026 definirà criteri comuni per certificare le rimozioni di carbonio, aprendo di fatto la stagione del carbon farming.

Oltre le foreste: agricoltura e città

Il cuore del progetto resta il recupero delle aree colpite da Vaia, ma la visione è più ampia. CambiaMenti coinvolge anche terreni agricoli e infrastrutture verdi urbane, dove pratiche di agricoltura rigenerativa e gestione sostenibile possono aumentare la capacità di assorbimento della CO₂.

Si costruisce così un sistema integrato che unisce foreste, suoli e città, con benefici che non si limitano al clima. Le risorse economiche generate restano sul territorio, sostenendo attività produttive locali e rafforzando la resilienza delle comunità.Il Veneto diventa quindi un laboratorio, con un’ambizione chiara: creare un modello replicabile.

Il potenziale italiano e la sfida della fiducia

L’Italia dispone di oltre 11 milioni di ettari di superficie forestale, una risorsa enorme ancora in gran parte inespressa nel mercato dei crediti di carbonio. Il problema non è la mancanza di materia prima, ma l’assenza di un sistema credibile e uniforme.

CambiaMenti prova a colmare questo vuoto partendo dal territorio, con il coinvolgimento di sei imprese B Corp vicentine – Alisea, Arbos, Cielo e Terra, D’Orica, Ecozema e Zordan – assieme all’Accademia Olimpica di Vicenza e al supporto tecnico di Aequilibria.

La fase operativa è appena iniziata: mappatura delle aree, selezione dei siti pilota, analisi tecnico-economiche e definizione degli accordi tra i soggetti della filiera. Un percorso complesso, ma necessario per passare dalle intenzioni ai risultati.

Una svolta possibile

La sfida, in fondo, è trasformare un mercato percepito come opaco in uno strumento credibile di transizione climatica. E per farlo serve concretezza.Il caso Vaia dimostra che la risposta può arrivare dai territori, dove gli effetti della crisi climatica sono tangibili e dove le soluzioni possono essere misurate. Un bosco ricostruito, un suolo che torna fertile, un investimento che genera valore locale.

Non è la soluzione a tutti i problemi del mercato dei crediti di carbonio, ma è un cambio di direzione netto. E in un settore che ha bisogno soprattutto di fiducia, non è poco.

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