16 Luglio 2026
/ 16.07.2026

A Palazzo Farnese cinque anni di lavori restituiscono un monumento e nuovi dati alla ricerca

Concluso il cantiere romano da 8,5 milioni di euro finanziato dalla Francia. Recuperati tetti, facciate e materiali originali, mentre le indagini condotte durante gli interventi offriranno nuove conoscenze sulla storia del capolavoro rinascimentale

Cinque anni di lavori, 8,5 milioni di euro di investimento e un risultato che va oltre il recupero estetico. Palazzo Farnese, tra i simboli del Rinascimento romano e sede dell’ambasciata di Francia, ha concluso il restauro di facciate e coperture. Un intervento che restituisce leggibilità a uno dei più importanti edifici storici della capitale e consegna alla ricerca una grande quantità di dati sulla sua storia costruttiva.

Un cantiere in quattro fasi

Avviato nel 2021 dall’Ambasciata di Francia in Italia, dall’École française de Rome e dalla Soprintendenza speciale di Roma, il progetto ha interessato progressivamente tutti i prospetti del palazzo, i tetti, gli infissi e il muro di cinta sul lato del Tevere. Tra gli interventi figurano il recupero del travertino e dei laterizi, la pulitura e il consolidamento delle murature, il ripristino delle coperture in tegole “alla romana”, il restauro dello stemma del cardinale Alessandro Farnese e la revisione degli infissi, realizzata nel rispetto del disegno storico.

Le operazioni hanno inoltre riportato alla luce dettagli costruttivi e cromatici che il tempo aveva reso poco leggibili, valorizzando il dialogo tra travertino, mattoni rossi e laterizi ocra che caratterizza l’architettura del palazzo.

Il valore scientifico del restauro

Carotaggi, rilievi e analisi dei materiali hanno prodotto una documentazione destinata a sostenere nuove ricerche sulle tecniche costruttive e sulle trasformazioni del complesso nel corso dei secoli.

“Con la rimozione delle ultime impalcature si apre una nuova fase, dedicata all’analisi dei numerosi dati raccolti nel corso dell’intervento”, ha spiegato Brigitte Marin, direttrice dell’École française de Rome, sottolineando come questo patrimonio di informazioni consentirà di ampliare le conoscenze sulla costruzione e sulla conservazione di uno dei più importanti edifici rinascimentali d’Europa.

Un patrimonio condiviso

Le facciate di Palazzo Farnese raccontano oltre settant’anni di architettura italiana. Antonio da Sangallo il Giovane avviò il cantiere nel 1513; dopo la sua morte intervenne Michelangelo, cui si devono, tra l’altro, il grande cornicione e modifiche alla facciata principale. Successivamente lavorarono anche Vignola e Giacomo Della Porta, completando un edificio destinato a diventare uno dei manifesti del Rinascimento romano.

“Antonio da Sangallo, Michelangelo, Vignola e Giacomo Della Porta: un poker di assi dell’architettura italiana”, lo ha definito Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, ricordando che la riuscita dell’intervento è stata possibile grazie alla collaborazione tra istituzioni italiane e francesi e al contributo di un comitato scientifico internazionale.

L’investimento, pari a 8,5 milioni di euro, è stato sostenuto integralmente dal ministero francese dell’Europa e degli Affari esteri e dal ministero francese dell’Istruzione superiore e della Ricerca. “L’impegno costante a prendersene cura esalta i valori condivisi tra Francia e Italia”, ha osservato l’ambasciatrice Anne-Marie Descôtes.

CONDIVIDI

Continua a leggere