15 Luglio 2026
/ 15.07.2026

Il Gran Finale del No’hma trasforma Città Studi in un palcoscenico

La stagione milanese dedicata all’Africa si chiude con una festa aperta al quartiere. Un modello culturale che mette insieme accessibilità, dialogo tra comunità e spazio pubblico

Per una sera il teatro rinuncia ai propri confini e sceglie la strada. È probabilmente questo l’aspetto più interessante del Gran Finale con cui oggi, 15 luglio, Spazio Teatro No’hma conclude la stagione 2025-2026: un attraversamento del quartiere di Città Studi, dove la cultura diventa presenza nello spazio urbano e occasione di incontro.

La festa prenderà il via dal Giardino Teresa Pomodoro, in piazzale Gabrio Piola, con la sfilata della Gangbé Brass Band, formazione proveniente dal Benin, che accompagnerà il pubblico fino al teatro. Ad accoglierla sul palco saranno la presidente di Spazio Teatro No’hma, Livia Pomodoro, e l’attore e regista Rufin Doh Zeyenouin, conosciuto anche per l’interpretazione del Papa nel film La Grazia di Paolo Sorrentino.

Un cartellone che ha guardato oltre i confini

La serata chiude una stagione costruita attorno al tema “Uno sguardo oltre, una realtà solidale“, con un focus dedicato all’Africa. Sedici compagnie provenienti da altrettanti Paesi africani hanno portato sul palco tradizioni teatrali, musicali e artistiche differenti, all’interno di una programmazione che ha complessivamente proposto 41 spettacoli, includendo anche produzioni da Corea del Sud, Myanmar, Francia, Stati Uniti e Australia.

Accanto al teatro, spazio anche alla musica con artisti internazionali come Ronnie Jones, Treesha, Fulu Miziki e l’Orchestra Patenguè, oltre a interpreti italiani quali Claudio Moneta, Elena Bucci, Max Pisu, Giovanni Calcagno e la compagnia UnterWasser.

La gratuità come scelta culturale

C’è però un elemento che distingue il No’hma da molte altre realtà teatrali: l’ingresso gratuito. Esito di una precisa scelta culturale per eliminare il costo del biglietto significa ampliare il pubblico e rendere accessibile un’offerta artistica che spesso rimane confinata a circuiti più ristretti.

Nella presentazione dell’evento si ricorda infatti come questa impostazione consenta a chiunque di accedere all’arte e di conoscere culture lontane, in quella che viene definita una “missione di educazione alla bellezza”, particolarmente significativa “in un mondo sempre più intorbidito dalla violenza e dalla discriminazione”.

La festa conclusiva sintetizza così un percorso lungo un’intera stagione: il teatro che dialoga con la città, la musica che attraversa le strade, artisti provenienti da continenti diversi che condividono lo stesso palcoscenico. Un’idea di cultura che prova a costruire relazioni anche fuori dal sipario.

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