15 Luglio 2026
/ 15.07.2026

DaMedellín a Roma: così le città si difendono dall’assalto climatico

Trenta corridoi di alberi hanno abbassato di 2 gradi la temperatura della metropoli colombiana, con una spesa di pochi dollari per abitante. Un modello che da Singapore a Barcellona fa scuola. Ecco cosa succede in Italia

Non condizionatori più potenti, ma alberi. Dal 2016 la seconda città della Colombia ha realizzato trenta “Corredores Verdes”: filari, arbusti e giardini verticali che seguono strade, canali e percorsi pedonali, cucendo tra loro i parchi già esistenti. Secondo l’amministrazione e la rete internazionale C40, nelle zone interessate le temperature sono scese di circa 2 gradi.

E con cifre sorprendentemente contenute: il World Economic Forum stima in 16,3 milioni di dollari il costo della prima fase, più circa 625 mila dollari l’anno di manutenzione: poco più di 6 dollari per abitante. La scelta vincente è stata portare ombra ed evapotraspirazione dentro la città costruita, dove le persone camminano, pedalano e aspettano l’autobus.

Un movimento globale

Medellín non è un caso isolato. Singapore ha disegnato le Nature Ways, strade bordate da più livelli di vegetazione che riproducono in miniatura la struttura di una foresta e collegano parchi e riserve.

A Düsseldorf l’edificio Kö-Bogen II è avvolto da circa 30 mila piante che schermano il sole e rinfrescano il microclima. Parigi, con il programma Oasis, sta trasformando i cortili scolastici – oggi distese di asfalto – in isole di frescura aperte ai quartieri fuori dall’orario delle lezioni.

Barcellona ha costruito una rete di rifugi climatici che comprende musei, biblioteche, scuole e giardini: una strada imboccata anche da Bruxelles, Rotterdam e Buenos Aires. La scienza conferma l’approccio: uno studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea su duecento città indica che concentrare il verde dove più persone sono esposte al caldo estremo è più efficace, e meno costoso, di una distribuzione uniforme.

L’Italia si muove, ma a macchia di leopardo

E l’Italia? Il tema è urgente: quartieri densi, superfici impermeabili, interventi spesso frammentari. Qualcosa però sta cambiando. Il progetto più ambizioso è Forestami, nato nel 2019 da una ricerca del Politecnico di Milano: punta a mettere a dimora 3 milioni di alberi entro il 2030 nella Città metropolitana milanese. A oggi è stato raggiunto circa il 20% dell’obiettivo, con piantagioni concentrate soprattutto nei Comuni dell’hinterland: per centrare il traguardo servirebbero oltre 400 mila nuovi alberi l’anno. Il regolamento europeo sul ripristino della natura, intanto, fissa la rotta per tutti: dal 2030 nessuna perdita netta di verde urbano e obbligo di aumentarlo progressivamente.

Roma e il primo Piano Caldo italiano

La novità più recente arriva dalla Capitale. Nel luglio 2026 Roma ha presentato il suo primo Piano Caldo, diventando la prima città italiana a dotarsi di una strategia organica contro le ondate di calore. Il Piano combina assistenza alle persone fragili, rifugi climatici, una app dedicata e, soprattutto, verde e depavimentazione. I numeri del Comune raccontano un lavoro già avviato: dal 2022 il bilancio arboreo è cresciuto di 38 mila alberi, dal 2021 le aree verdi sono aumentate di 187 ettari (+4,56%) e dal 2024 quaranta interventi hanno liberato dall’asfalto 44.501 metri quadri tra strade, piazze e marciapiedi. “Ridurre il caldo nelle città è infatti possibile”, ha detto il sindaco Roberto Gualtieri, ricordando che depavimentazione, alberi e spazi ombreggiati possono abbattere le temperature percepite anche di 10 gradi.

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