7 Maggio 2026
/ 7.05.2026

Nel mondo è guerra contro il futuro. E l’Italia deve scegliere da che parte stare

Guerre, shock energetici, attacchi alle politiche ambientali, derive autoritarie: è un contesto che sembra scoraggiare chi vuole scommettere sulla sostenibilità. Eppure il Rapporto di Primavera dell’ASviS dimostra che un’alternativa esiste

Il Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) arriva in un momento di drammatica turbolenza globale. Guerre, shock energetici, attacchi alle politiche ambientali, derive autoritarie: il contesto in cui viene pubblicato sembra fatto apposta per scoraggiare chi crede che investire in sostenibilità sia ancora la strada giusta. Eppure i dati raccolti dall’ASviS dicono esattamente il contrario. La sostenibilità conviene, economicamente e socialmente. E l’Italia ha ancora la possibilità farlo.

Il rapporto prende atto di un paradosso clamoroso: mentre la crisi climatica accelera – nel 2024 la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due milioni di anni – le politiche internazionali sembrano muoversi nella direzione opposta. L’amministrazione Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’Agenda 2030 e ha intensificato gli attacchi alle energie rinnovabili e alle organizzazioni internazionali. Le operazioni militari contro l’Iran hanno destabilizzato il Medio Oriente e l’economia mondiale, con ripercussioni immediate sui prezzi dei combustibili e dei fertilizzanti. Le banche centrali temono una nuova fiammata inflazionistica.

In Europa una narrazione sempre più aggressiva tenta di archiviare i temi della sostenibilità come “passati di moda”, sostituendoli con le priorità della difesa, dell’intelligenza artificiale e della competitività a tutti i costi. Tentativi di smantellare il Green Deal europeo si moltiplicano sia nel Consiglio che nel Parlamento europeo.

Eppure, scrive il rapporto, “l’enormità di ciò che sta accadendo sta stimolando reazioni di rigetto”. In Europa, chi per anni ha ostacolato la transizione energetica in nome di una presunta “ideologia green” oggi è costretto ad ammettere che la nuova crisi energetica impone di accelerare verso le rinnovabili. Nuove forme di cooperazione internazionale emergono tra Paesi “volenterosi”, al di là degli schieramenti geopolitici tradizionali. Le giovani generazioni riscoprirono il valore delle regole democratiche.

La sostenibilità che conviene: i dati delle imprese italiane

Uno dei contributi più originali del Rapporto di Primavera 2026 è la raccolta di evidenze quantitative sull’impatto economico della sostenibilità. I numeri, elaborati dall’Istat e dall’Istituto Tagliacarne, ribaltano la narrazione dominante secondo cui sostenibilità e competitività sarebbero in conflitto.

Tra le imprese manifatturiere con più di dieci addetti, quelle con un profilo di sostenibilità alto hanno registrato un valore aggiunto superiore del 16,7% rispetto a quelle con un profilo basso. L’Istituto Tagliacarne mette a confronto le imprese High-ESG (cioè fortemente orientate ai criteri ambientali, sociali e di governance) con quelle Low-ESG, coprendo il periodo 2017-2024: i ricavi delle prime sono cresciuti del 65% contro il 55% delle seconde; l’occupazione dipendente del 40% contro il 28%; gli investimenti immateriali del 167% contro il 97%. Il 42% delle imprese High-ESG prevede un aumento del fatturato nel 2026, una quota doppia rispetto al 21% delle Low-ESG.

Anche nel settore agricolo i dati Istat mostrano che le aziende orientate al mercato e quelle che usano energie rinnovabili tendono in misura significativamente maggiore ad adottare pratiche biologiche: segno che sostenibilità ambientale ed economica si rafforzano a vicenda.

Sul fronte della finanza sostenibile il quadro è altrettanto incoraggiante. In Italia gli operatori previdenziali che hanno effettuato investimenti sostenibili sono passati da 79 nel 2024 a 95 nel 2025. Le fondazioni di origine bancaria con criteri ESG sono salite da 31 a 34 e nel 65% dei casi intendono aumentare la quota di patrimonio investita in modo sostenibile. Quasi la totalità delle imprese assicurative (il 99,7%) ha integrato i criteri ESG nelle proprie politiche di investimento. A livello globale, secondo Morningstar, il patrimonio dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita di oltre sei volte dal 2018. I ricavi green delle società quotate globali sono cresciuti in media del 12% annuo tra il 2020 e il 2024, contro il 6% dei ricavi convenzionali.

Gli italiani credono nell’Agenda 2030: ma le politiche latitano

Inoltre un’indagine Ipsos commissionata dall’ASviS fotografa un Paese che crede nella sostenibilità molto più di quanto le sue politiche lascino intendere. Il 90% degli studenti e delle famiglie ritiene importanti o molto importanti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030; la stessa opinione è condivisa dall’85% della business community.

Tra gli obiettivi ritenuti prioritari svettano la salute e il benessere (Goal 3), seguiti dalla lotta ai cambiamenti climatici (Goal 13), dalla tutela della biodiversità terrestre (Goal 15) e dalla lotta alla fame (Goal 2). Significativo è il balzo del Goal 16 (pace, giustizia e istituzioni solide) salito dall’ottavo al quinto posto tra il 2022 e il 2025: il degrado democratico preoccupa i cittadini. Il 71% degli italiani si dichiara disposto a cambiare il proprio stile di vita per renderlo più sostenibile, ma il 57% ritiene che spetti principalmente al settore pubblico fare la propria parte.

Sul fronte delle politiche nazionali, il Rapporto traccia invece un quadro deludente. Le norme approvate negli ultimi mesi seguono un approccio frammentario, senza visione strategica. Non sono stati attivati gli strumenti della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile del 2022, né il relativo Piano d’azione per la coerenza delle politiche. Il risultato è un mancato coordinamento tra il Piano strutturale di bilancio, le leggi di bilancio e gli obiettivi dell’Agenda 2030.

La Legge di Bilancio 2026 contiene misure sparse su povertà, salute, istruzione, parità di genere, ma nessuna è parte di una strategia organica. L’Assegno di Inclusione viene migliorato con l’eliminazione del mese di sospensione tra un ciclo e l’altro, ma contestualmente il valore del primo mese di rinnovo viene dimezzato. Sul fronte energetico, le norme approvate nell’ultimo triennio hanno rallentato in modo significativo la transizione ecologica. La mancanza di una strategia per la decarbonizzazione, denuncia il Rapporto, mette l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto ai partner europei, con effetti negativi sulla competitività industriale e sul portafoglio delle famiglie.

Il biennio 2026–2027: una finestra che non va sprecata

Il Rapporto individua nel biennio 2026–2027 una finestra di opportunità politica che l’Italia non deve lasciarsi sfuggire. Entro la fine del 2026 è prevista la revisione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile. Nella prima parte del 2027 dovrebbe essere predisposto il Piano di Accelerazione Trasformativa. Dopo le elezioni politiche attese nel 2027, il Paese avrà la possibilità di rivedere il proprio Piano Strutturale di Bilancio per il periodo 2028–2032, definendo investimenti e riforme in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e con il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale europeo.

Tra le priorità urgenti che la nuova strategia dovrebbe affrontare, il Rapporto segnala in primo luogo la questione energetica: l’Italia “dovrebbe definitivamente imparare” che bisogna investire in fotovoltaico, eolico, idroelettrico, elettrificazione degli usi finali, sistemi di accumulo, smart grid e autoconsumo. Il Piano Nazionale Integrato Energia-Clima, approvato nell’estate del 2024, è giudicato inadeguato e va rivisto.

Infine, la nuova strategia deve incorporare la dimensione della giustizia intergenerazionale, un principio ora sancito anche dalla Costituzione italiana (con la riforma degli articoli 9 e 41 del 2022) e dalla Dichiarazione sulle generazioni future allegata al Patto sul futuro dell’ONU. Ogni scelta di politica pubblica va valutata non solo per i suoi effetti immediati, ma per quello che lascia, o toglie, a chi verrà dopo.

L’Italia ha le risorse, le competenze e, soprattutto, la domanda sociale per prendere una rotta diversa da quella che la porta verso il declino: il 90% di famiglie e studenti che crede nell’Agenda 2030 non è un dato trascurabile, è una forza politica latente.

Ma serve una visione. Serve una strategia che non si limiti a tamponare l’emergenza e disegni un futuro diverso: più autonomia energetica, più parità, più coesione sociale, più rispetto per gli ecosistemi. Il futuro non è scritto. Bisogna evitare che qualcuno lo scriva al posto nostro.

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